Dall'estero

Mercoledì, 02 Maggio 2018

La Scozia introduce il prezzo minimo per gli alcolici

di Francesca Liistro

Dal 1 maggio in Scozia si applica il prezzo unitario minimo (MUP) per gli alcolici. La nuova legislazione, infatti, fissa un prezzo minimo di 50 penny (circa 70 centesimi) per unità di alcol, considerando come unità 8 grammi di alcol. I prezzi minimi, quindi, vengono stabiliti a seconda della graddazione alcolica della bevanda.

 

Chiunque abbia la licenza per servire alcolici nel paese - nei negozi, nei bar e nei ristoranti - dovrà seguire le nuove leggi sui prezzi, il che significa che una bottiglia di vino non può essere venduta a meno di 4,69 sterline, una confezione da quattro lattine da 500 ml per meno di 4 sterline e una bottiglia di whisky per meno di 14 sterline. E' l'applicazione della legge approvata per la prima volta nel 2012. Da quella data, tuttavia, la legge era stata contestata in tribunale dalla Scotch Whisky Association (SWA) che ha perso il ricorso definitivo alla Corte Suprema nel novembre 2017. I ministri scozzesi sostengono che un prezzo minimo aiuterebbe ad affrontare il "rapporto malsano con i drink" della Scozia, grazie all'aumento dei prezzi degli alcolici a buon mercato. Il governo ha affermato che i prezzi precedentemente bassi dell'alcol erano "inaccettabili", poiché le persone nel Paese potevano superare le linee guida sui limiti alcolici di 14 unità a settimana per sole 2,50 sterline, con alcune bevande alcoliche a basso costo ma ad alta gradazione. Lo stesso acquisto ora costerebbe almeno 7,50 sterline.

Tuttavia, è improbabile che i pub, i bar, i club e i ristoranti siano particolarmente colpiti, dato che i prezzi praticati sono superiori al minimo richiesto. Il MUP, tra l'altro, non è una tassa e le entrate aggiuntive generate dai prezzi più alti andranno al rivenditore. La legge comunque ha una "clausola di caducità" che significa che se i ministri decidessero che la misura non ha funzionato, il MUP terminerà automaticamente dopo sei anni.

"A nostro avviso non c'è ragione di intervenire sulle modalità di consumo – commenta Federvini – legiferando sull'aspetto più delicato, ovvero il prezzo al consumo. Appare una misura sbagliata e sproporzionata rispetto al vero obiettivo, incidere sui consumi smodati. Nonostante diverse opposizioni la norma è passata al vaglio di Bruxelles ed ora, con la situazione di Brexit in atto, potrebbe diventare la ragione per indurre anche l'Irlanda a adottare misure sulla stessa lunghezza d'onda". 

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