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La Cina è il nuovo el dorado del nettare di Bacco. Non è soltanto questione di consumo crescente ma anche di qualità. Ultimamente, infatti, a fronte di una diffusione maggiore di vino di qualità medio-bassa, che ovviamente ha prezzi accessibili, è in crescita una fascia di appassionati che chiede bottiglie pregiate e che non si accontenta di prodotti mediocri. Così, sottolinea Will Lyons, esperto del Wall Street Journal, i cinesi stanno reclutando i migliori sommelier perché vogliono produrre vino di alto livello.

 

La Cina è il nuovo el dorado del nettare di Bacco. Non è soltanto questione di consumo crescente ma anche di qualità. Ultimamente, infatti, a fronte di una diffusione maggiore di vino di qualità medio-bassa, che ovviamente ha prezzi accessibili, è in crescita una fascia di appassionati che chiede bottiglie pregiate e che non si accontenta di prodotti mediocri. Così, sottolinea Will Lyons, esperto del Wall Street Journal, i cinesi stanno reclutando i migliori sommelier perché vogliono produrre vino di alto livello. Oppure vogliono importarlo dai paesi che per tradizione sono i migliori. Già qualche anno fa c’era chi, in Francia, sosteneva che un vero intenditore dovesse farsi un giro in Cina almeno due volte l’anno. Uno dei principali testimoni di questo andamento è Yang Lu, fra i più accreditati sommelier del paese asiatico. Attualmente egli è direttore del segmento vini- colo per Shangri-La Hotels and Resorts a Hong Kong. Quattro anni fa ha introdotto i vini di Borgogna nella lista dei Peninsula Hotels. Allora tutti pensavano che fosse impossibile vendere Borgogna nell’ex Celeste impero. Ora, invece, quei vini sono così popolari fra i collezionisti che i prezzi per le etichette di alto livello, come Domaine de la Romanée Conti e Armand Rousseau, hanno eclissato quelli dei rivali di Bordeaux. Secondo Lu, è solo questione di tempo e altri vini sono pronti a conquistare il meritato successo. In questo momento tutti comprano Borgogna a più non posso. L’errore dei produttori di Bordeaux era pensare di essere ormai alla moda e di ritenere che i cinesi fossero così ricchi da poter spendere senza pensarci sopra. Così, dopo il successo dei Bordeaux 2009 e 2010 le vendite si sono appiattite e le prospettive per l’anno in corso sono tutt’altro che esaltanti. Il pregiato vino francese non è certo destinato a uscire di scena, ma nel frattempo altri concorrenti agguerriti sono entrati in scena: vini francesi del Rodano, l’italiano Barolo e il tedesco Riesling, fino ai prodotti australiani che hanno buona opportunità. I rapporti fra Cina e Australia sono buoni. Il paese asiatico si trova ancora nella fase iniziale del mercato: perciò sono molto graditi il calore e la maturità di quei vini. Fra tutti i produttori emergenti, l’Australia è considerato il più interessante. Lu, sostiene che uno dei motivi del successo crescente del vino in Cina in un arco di tempo relativamente breve è la sua sinergia con il tè. Il vino ha assunto importanza nell’ultimo decennio, ma i cinesi avevano già il tè, che è una bevanda altrettanto complessa, rappresenta una fetta centrale della cultura ed è apprezzata da un millennio. Questo ha permesso di avere un palato molto sottile e sofisticato per le bevande: una qualità che si sta estendendo al vino man mano che diventa popolare. Un fenomeno che, tuttavia, era assolutamente imprevisto. Le spiegazioni a posteriori sono sempre interessanti, ma non rendono giustizia ai mutamenti improvvisi del costume e dei gusti della gente.
Autore: Ettore Bianchi

08 Marzo 2014, ore 13:21

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