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Il positivo momento di mercato del vino italiano va colto per introdurre un nuovo equilibrio nei listini. È l'esigenza sottolineata a margine dell'Assemblea di Federvini da alcuni dei principali produttori italiani. “Il recupero di redditività del settore è strettamente legato alla liberalizzazione dei vigneti (si veda altro articolo in pagina) — ha detto Gianni Zonin — Se passasse principio della libertà di impianto infatti l’offerta esploderebbe e diventerebbe molto più difficile tutelare i redditi degli agricoltori. La gestione dei diritti va mantenuta rinviando al mittente le critiche di chi ritiene tale sistema contrario alle regole del mercato. Le 700mila imprese italiane, in realtà, non hanno al-cuna paura della coneorrenza e lo dimostrano ogni giorno giocando a carte scoperte la loro partita nella competizione internazionale”. Eppure la questione della redditività resta centrale. «Si tratta di un punto che può davvero rappresentare uno spartiacque per il vino italiano — ha aggiunto Cor-rado Casoli, presidente del Gruppo italiano vini —. Durante gli anni di crisi è stato anche giusto mantenere le posizioni di mercato agendo sulla leva prezzo. Ma ora che lo scenario è cambiato dobbiamo avere consapevolezza della qualità dei nostri prodotti e con coraggio imporre al mercato

un differente equilibrio sotto il profilo dei listini. I francesi lo fanno anche in presenza di dati di mercato meno positivi dei nostri, Noi dobbiamo incidere su questo fronte per rafforzare la filiera italiana ma anche perché da scelte come questa passa il definitivo salto di qualità del vino made in Italy».

GEORGOFILI

 

Federdoc: la deregulation dei vigneti non taglia i prezzi

No secco alla liberalizzazione degli impianti. E con questo obiettivo che si sono dati appuntamento, all'accademia dei Georgofili a Firenze coordinati dalla Federdoc italiana e da Efow (ovvero la federazione dei vini a denominazione europei) i rappresentanti delle denominazioni d'origine di Francia e Spagna. L'incontro è servito per mettere a fuoco le motivazioni che giustificano la ferma opposizione, di ben nove paesi Ue, alla deregulation. La liberalizzazione dei diritti di impianto che nelle intenzioni di Bruxelles dovrebbe scattare nel 2015.

«Innanzitutto sfatiamo il mito — ha detto il presidente della Federdoc italiana e di Elbw, Riccardo Ricci Curbastro — che il sistema di gestione dei diritti di impianto abbia impedito la crescita del settore. Nelle principali denominazioni italiane la produzione fra il '96 e il 2008 è cresciuta in media del 19% con punte del 102% i ti Franciacorta, del 168% per il Vermentino di Sardegna, del 156% per l'Aglianico del Vulture, del 125% PCI. Sangiovese di Romagna ma anche del 76% per il Prosecco del 73% per il Barolo». Al tempo stesso non va sottovalutata l'esperienza che viene da paesi dove la liberalizzazione dei diritti è una realtà. In Australia oggi il 30% circa dei vigneti è a rischio espiamo, mentre in Argentina la deregulation ha portato all'abbandono delle produzioni da parte dei piccoli viticoltori.

«Una conferma del sistema dei diritti di impianto — ha aggiunto Ricci Curbastro — non ingesserà il settore. I diritti di impianto in portafoglio e quindi utilizzabili in Europa ammontano a 216mila ettari, a 52mila solo in Italia. Numeri che disegnano un ampio margine di manovra per una prospettica crescita delle produzioni». E inoltre la liberalizzazione degli impianti va cancellata perché non porterà alcun beneficio per i consumatori finali. «Un incremento delle produzioni — ha detto il presidente di Federdoc — con conseguente crollo dei prezzi raramente giunge al consumatore finale e più volte si risolve solo in una perdita di redditività per il produttore».

Ma della questione della deregulation degli impianti, nei giorni scorsi non se ne è parlato solo a Firenze. Contro la liberalizzazione si è espressa anche la commissione Agricoltura del Parlamento Ue che, con un emendamento alla relazione sulla riforma Pac, ha chiesto il mantenimento dell'attuale sistema dei diritti. «Si tratta — ha commentato il ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano — di un voto importante del quale l'Ue dovrà tener conto. La questione per noi e per altri paesi è strategica per la tutela e la valorizzazione di uno dei prodotti più nobili delle nostre agricolture».

PAGINA A CURA DI GIORGIO DELL'OREFICE

IL SOLE 24 ORE -  AGRISOLE

 

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