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Bologna – Numeri altalenanti per l’import di vino mondiale nei primi mesi del 2015. Questo quanto evidenzia lo studio Wine Monitor/Nomisma dedicato al periodo gennaio-maggio. Da segnalare il crollo dei numeri in Russia, il recupero della Cina e il buon trend negli Usa. Bene l’Italia col Prosecco, che prosegue la sua crescita esponenziale in Nord America e Regno Unito, mentre numeri da rivedere per il nostro paese a livello di vini fermi imbottigliati e sfuso. In Cina, le cifre dicono di un complessivo +51% a valore e +38% a volume su quelli che erano stati i deludenti dati del 2014. Con l’Italia che segna un +18% nelle vendite all’ombra della Grande Muraglia, grazie soprattutto a fermi e sfuso. In Russia, all’opposto, la svalutazione del rublo ha portato a un crollo degli acquisti di vino: -35% a valore e -25% a volume. Dati preoccupanti, che rischiano di rappresentare soltanto la punta dell’iceberg. Non entusiasmanti i numeri dell’import di vino neanche in Nuova Zelanda, Australia e Brasile: anche in questi casi, la colpa è da attribuirsi a una congiuntura economica sfavorevole e alla svalutazione delle valute locali. Tra i mercati consolidati, tengono gli Usa, che segnano una crescita importante a valore (+23%) e più contenuta a volume (+2%). Negli States, le performance dell’Italia risultano addirittura superiori alla media, grazie a una crescita nelle quantità del 10%. Lo sfuso, infine, vede ancora protagonista assoluta la Spagna, che continua la sua corsa a livello di volumi, migliorando i dati già in crescita dello scorso anno, ma conducendo a un ulteriore calo dei prezzi di vendita nel segmento.

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