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Mercoledì, 24 Agosto 2011

Diritti d'impianto? Siamo a favore del rinvio al 2018

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Presidente di Federvini e del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV). Basterebbe citare queste due importanti cariche per inquadrare il personaggio Lamberto Vallarini Gancia, 52 anni appena compiuti. Ma c'è di più: enologo e attuale esponente della quinta generazione della famiglia Gancia, che da 160 anni produce spuntanti e vini italiani, Lamberto Vallarino Gancia é anche Presidente del Consorzio Alta Langa Doc. Originario di Canelli, in Piemonte, è uno dei massimi esperti del settore vinicolo in Italia: tra un impegno e l'altro ha il tempo necessario per tracciare con I Grandi Vini un quadro delle principali tematiche che riguardano il mondo del vino italiano.

E stato appena nominato alla guida di "Genius Vini". Quali sono le azioni e gli strumenti che intendete varare per valorizzare a favore delle imprese?

"Vogliamo rapidamente individuare strumenti che possono essere utili nell'agevolare il lavoro delle nostre aziende nel dialogo quotidiano con il mercato globale. Effettueremo un'approfondita analisi dello scenario che abbiamo di fronte per creare un osservatorio sulle analisi di mercato delle imprese. Vogliamo tracciare un quadro dettagliato dei flussi in atto nei mercati di riferimento del vino italiano. Penso ovviamente agli Stati Uniti sui anche alla Cina, al Brasile e ai mercati europei. In occasione della prossima edizione di Vino Vip Challenge organizzato in collaborazione con l'Unione Italiana Vini e Civiltà del Bere (dal 3 al 5 settembre prossimi a Cortina, ndr), stimoleremo una profonda analisi del mercato, utile per fare chiarezza e dare strumenti concreti alle aziende. Spesso, infatti, abbiamo di fronte dati troppo generici, se non, addirittura in antitesi l'uno con l'altro. Serve più chiarezza: partendo da questa nuova base svilupperemo un momento di approfondimento in occasione del prossimo Vinitaly. Inoltre lavoreremo a strumenti per sopportare, in modo sempre più efficace, le nostre aziende chiamate a partecipare alle missioni all'estero organizzate nell'ambito di Vinitaly Tour. Non solo: puntiamo a valorizzare ulteriormente il concorso vinicolo interno a Vinitaly, per dare sempre più stimolo e valore alle aziende che aderiscono. Mi riferisco, ad esempio, alle IG e alla promozione dei Concorsi internazionali Enologico e Packaging".

Sono tanti i temi che caratterizzeranno l'estate del vino. Dal suo potato di vista qual è la priorità fondamentale daa affrontare in modo concreto?

"Il tema principale è avere un quadro preciso dei ritorni avuti attraverso gli importanti investimenti fatti per il made in italy grazie alla Oem nei mercati extra europei. Inoltre sarà importante capire come le modifiche dei disciplinari apportate alle nostre denominazioni, sempre nell'ambito della Oem, possano garantire favorevoli ritorni nell'attività commerciale delle nostre aziende. La nostra priorità deve essere anche quella di trasmettere, in modo sempre più efficace e diffuso, l'unicità che i nostri territori rappresentano. La gran parte dei consumatori sa di cosa stiamo parlando se ci riferirono al Barbaresco, al Brunello o al Barolo ma dobbiamo lavorare per ampliare il bagaglio di conoscenza del consumatore finale, attraverso cultura ed educazione, specie ribadendo il concetto di consumo razionale".

In tema di export nei mercati asiatici quanto sarà difficile educare il consumatore al consunto del vino?

"Come Federvini abbiamo recentemente contribuito al seminario scientifico sul bere responsabile nella dieta mediterranea e nello stile di vita italiano che si è tenuto lo scorso giugno a Siena. Siamo fortemente convinti che il nostro sia un modello esportabile, anche in contesti caratterizzati da alti livelli di proibizionismo o da abusi di consumi. Il nostro è un modello di cultura, che si basa sulla moderazione e sul corretto abbinamento delle bevande alcoliche al cibo. Credo che siano ingredienti vincenti. Sicuramente quello sia compiere, in contesti conte quello cinese, è un percorso molto complesso ma vi sono le basi per lavorare molto bene, anche grazie al lavoro che i nostri ristoratori stanno facendo con grandi risultati in giro per il mondo".

Nel mercato interno, invece, cosa occorre fare per rilanciare i consumi?

"La salvaguardia della qualità è la priorità del nostro lavoro quotidiano. Dobbiamo lavorare bene anche nel favorire lo snellimento della burocrazia in modo tale da consentire alle nostre aziende di competere sul mercato in modo sano. Ad esempio sono da evitare aumenti di accise o Iva che possono finire col minare il consumi di qualità. Siamo al lavoro per condividere con le istituzioni il percorso da fare a sostegno di una filiera che si presenta compatta. Per questo abbiamo deciso di ampliare ulteriormente i rapporti con i media per trasmettere un messaggio che sia chiaro, autorevole, capace di reagire di fronte ad analisi sbagliare o tracciate con troppa superficialità. Ci candidiamo ad essere i referenti quotidiani di un settore che conosciamo molto bene e che, dal vino, alle bevande alcoliche si allarga anche all'aceto".

Anche i media generalisti hanno parlato, con toni trionfalistici, del fatto che abbiamo superato la Francia per quantità di vino prodotto. Non trova decisamente effimero questo traguardo?

E’ un traguardo che fa senz’altro piacere ma l'enfasi che ha avuto è legata ad un aspetto prettamente mediatico. Infatti, se guardiamo a 360 gradi al nostro settore, è chiaro che dobbiamo lavorare a fondo su altri aspetti, favorendo le nostre unicità, tutelando il prezzo medio delle uve ed il valore dei prodotti che commercializziamo. Dobbiamo puntare sulla qualità e fare in modo che le risorse siano indirizzate nel modo migliore possibile".

Sul "nodo" comunitario legato alla Oem di che parere è?

"Siamo molto coinvolti in questo percorso come Federvini. Della Oem abbiamo accolto con grande favore le iniziative prese nel favorire il mercato e quindi il commercio. Adesso crediamo che certi aspetti vadano un po’ affinati, specie per quanto riguarda lo "sburocratizzare" certi passaggi. Per quanto riguarda il tema dei diritti d'impianto è fondamentale difendere gli investimenti fatti, tutelando il territorio nonché i produttori emergenti. Il Commissario Europeo sta lavorando ad un documento di analisi che sarà presentato nel corso del 2012 per decidere cosa fare. Questo strumento sarà utile per analizzare tutte le azioni realizzate in questi mesi e quindi capire se servono alcune modifiche. In particolare credo che ci siano le vasi per un rinvio della liberalizzazione dei diritti d'impianto al 2018, come d'altronde già chiaramente richiesto dai principali ministri europei. Come associazione siamo a favore di questa ipotesi, specie per tutelare quanto di buono è stato fatto finora sul nostro territorio".

E' soddisfatto della recente intesa raggiunta dai Ministeri dell'Agricoltura e del Turismo in tema di enoturismo?

"Ben venga l'accordo perché l’enoturismo favorisce la presa di contatto tra le aziende del vino e il consumatore. Basti pensare alle visite nelle cantine o nelle distillerie e quindi alla possibilità di entrare in contatto diretto con i prodotti. Si è originato un modello vincente di grandissimo valore che rappresenta un'ottima opportunità per il nostro settore".

Nell'enorme patrimonio vinicolo del nostro paese riuscirebbe a scegliere un vino per il quale confessa di andare matto?

"Come Presidente di Federvi dovrei essere il più neutrale possibile ma, dato che sono un enologo che apprezza tutte le cose buone, sono affascinato dal progetto del Consorzio dell'Alta Langa Doc per la valorizzazione dello spumante Metodo Classico. Scelgo quindi le bollicine dell'Alta Langa".

di Giovanni Pellicci

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