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L’Istat ha diffuso, come ogni fine anno, i dati completi, disaggregati e definitivi delle principali grandezze della contabilità nazionale dell’anno precedente, fra cui il prodotto lordo, il valore aggiunto e i consumi nazionali in valuta corrente e costante. I dati dell’alimentare sono in realtà assai poco disaggregati, ma consentono almeno di disporre di valori monetari assoluti riferiti all’universo dei comparti contemplati, espressi sia in valuta corrente che costante. Può essere interessante, perciò, evidenziare alcune tendenze “di fondo” che ne emergono, prima dello tsunami 2020 innescato dalla pandemia. 

  • Il prodotto lordo 2019 raggiunge la quota di 1milardo790 milioni di euro. In valori correnti esso sale del +1,1% sull’anno precedente, mentre in valuta costante cresce del +0,3%. Nel 2018 le dinamiche erano state pari, rispettivamente, al +2,0% e al +0,9%. In termini reali, esso rimane 3,8 punti sotto il livello raggiunto nel 2007, ultimo anno pre-crisi finanziaria globale. 
  • Il valore aggiunto dell’industria alimentare cresce in modo interessante. Nel  2019 esso segna infatti un +3,7% sull’anno precedente, sia in valuta corrente che costante, lasciando nettamente indietro il valore aggiunto del manifatturiero nazionale, che segna in parallelo un simbolico +0,1% in valuta corrente e un calo del -0,7% in valuta costante. Anche nel confronto 2015/19 il valore aggiunto del settore risulta performante. Su tale arco di tempo, esso segna infatti, un +13,4% in valuta corrente, a fronte del parallelo +11,7% del manifatturiero. In valuta costante il divario si amplia, col +10,3% raggiunto nel periodo dall’industria alimentare, a fronte del +7,6% del manifatturiero complessivo. Queste dinamiche aiutano a spiegare il successo e la dinamica aggiuntiva messe a segno negli ultimi anni dall’export dell’industria alimentare, rispetto al grande aggregato nazionale.   
  • I consumi alimentari del Paese (senza la ristorazione) raggiungono nel 2019 la quota di 165,1 miliardi. Ne esce un aumento sull’anno precedente del +1,2% in valori correnti e del +0,6% in valori costanti. La prima variazione replica il +1,2% in valori correnti del 2018, mentre la seconda inverte il cedimento del -0,1% intervenuto l’anno precedente.    
  • I servizi di ristorazione 2019 raggiungono la quota di 85,3 miliardi, con spinte  sull’anno precedente pari al +2,0% in valuta corrente e al +0,6% in valuta costante. Entrambe risultano in leggera accelerazione, rispetto al +1,6% e al +0,4% registrati rispettivamente l’anno precedente. Va sottolineato altresì che il segmento della ristorazione, sul passo lungo (2007-2019), primeggia nettamente per dinamica espansiva fra tutte le voci alimentari censite dall’Istat, sia in valuta corrente che costante. 
  • I consumi complessivi 2019 del Paese raggiungono la quota di 1.089 miliardi, con un +1,1% sull’anno precedente, in decelerazione rispetto al +2,0% del 2018. In valuta costante, l’aumento si riduce al +0,6%, dopo il +0,9% dell’anno precedente.  La causa del rallentamento si lega a quello palesato dalla dinamica del PIL, che ha inevitabilmente raffreddato la spinta del macro-aggregato dei consumi. 
  • I consumi alimentari, comprensivi della ristorazione, arrivano alla quota di 250,4 miliardi, con un +1,5% in valuta corrente sull’anno precedente e un +0,6% in valuta costante, dopo il +1,2% e lo 0,0% registrati rispettivamente l’anno precedente. La dinamica 2019/18 di tale aggregato in valori correnti supera di 0,9 punti quella parallela dei consumi globali del Paese, mentre in valuta costante, col citato +0,6%, essa non si discosta e replica la variazione di questi ultimi.   
  • Sull’arco 2007-2019, emerge la perdita di velocità dell’alimentare (senza la ristorazione) rispetto ai consumi nazionali complessivi. La dinamica in valuta corrente del settore (+11,7%) risulta inferiore, infatti, a quella parallela dei consumi globali (+13,3%). Ma è soprattutto in valuta costante che, nel periodo, si allarga la forbice fra i due aggregati, col -10,7% dei consumi alimentari, rispetto al parallelo -1,4% dell’aggregato complessivo. 
  • Può essere utile, altresì, richiamare il ruolo calmieratore esercitato dall’alimentare durante il periodo 2007-2019. Il differenziale fra i trend in valuta corrente e costante dei consumi alimentari raggiunge infatti 22,4 punti, mentre quello della ristorazione tocca 23,2 punti. Sono “forbici” molto superiori al  differenziale fra valori correnti e costanti, pari a 14,7 punti, che emerge sul fronte dei consumi nazionali complessivi. 
  • Va aggiunto che i segmenti alimentari che mostrano, nel citato periodo, i differenziali più bassi fra i rispettivi trend in valuta corrente e costante sono (con forbici attorno ai 10 punti) gli “oli e grassi” e le “acque minerali, bevande gassate e succhi”. Del resto, sono proprio questi i segmenti di prodotto che nel periodo crescono di meno in valuta corrente, e sono ancora questi che arretrano di meno in valuta costante. 
  • E’ importante sottolineare che tutti i segmenti alimentari censiti dall’Istat mostrano, sui 12 anni post-crisi, segni negativi dei consumi espressi in valuta costante. Con due sole eccezioni: i “generi alimentari non classificati altrove” e la “ristorazione”, che segnano rispettivamente un +4,3% e un +6,7%. Le punte negative più vistose in valuta costante del periodo appartengono alle “bevande alcoliche” (-14,9%), al “pesce e frutti di mare” (-13,4%), alla “frutta” (-12,5%) e ai “vegetali” (-10,6%).  I confronti contingenti 2019/18 in valuta costante risultano, tuttavia, nettamente migliori. Essi mostrano infatti tutti segni “più”, con la sola eccezione dei “vegetali” (-2,9%).
  • alleghiamo alcune tabelle Valore_Aggiunto_2015-19.xlsx PRODOTTO_INTERNO_LORDO_-_V_CORRENTI_CONCAT_2007-2019.xls CONSUMI_ALIMENTARI_2000-2019_Val_correnti_e_var_x_categorie_prodotti.xls

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