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Cosa c’è di più italiano di un bicchierino di amaro dopo pasto? È una delle nostre eccellenze, grandi marchi molto conosciuti o piccole etichette artigianali di nicchia. In comune una grande qualità.

Spesso però è difficile, quando si è fuori, trovare una offerta adeguata. Non a Roma, però. Perché da poco ha aperto un locale con una attenzione particolare a questo spicchio di mercato. Si tratta del bar Il Marchese: una selezione vastissima di amari, con una parete intera dove sono stipate ben 500 diverse etichette. Un vero e proprio “amaro bar” e i proprietari sostengono di avere più selezione di qualsiasi altro posto in Europa.

Il menù è chiamato Il libro degli Amari e le bottiglie provengono da ogni parte d’Italia. “Ogni amaro ha una texture e una composizione differente - spiegano al Marcese -: spaziamo dagli agrumi luminosi al floreale, dal tonico al mentolato, dal fruttato al medicinale”. Servito prevalentemente dopocena l’amaro oggi si è ricavato uno spazio interessante anche come aperitivo: nel bar romano viene proposto miscelato, con ghiaccio tagliato a mano.

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Nato come medicinale nei conventi, l’amaro diventa una bevanda gradevole con l’arrivo dello zucchero a prezzi accessibili dopo la scoperta dell’America. Ne esistono infinite varianti perché - come prevede il disciplinare - alla base di spirito può essere aggiunto ogni tipo di botanica.

In Italia uno dei fondatori de Il Marchese, Matteo Zed (esperienze precedenti a New York e in Giappone) è riuscito a scovare 800 etichette. Cinquecento di queste adesso sono dietro al suo bancone.

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