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È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 7 marzo 2024 il decreto n. 233 del 29 agosto 2023 sul regolamento recante disposizioni generali in materia di costituzione e riconoscimento dei consorzi di tutela per le indicazioni geografiche delle bevande spiritose.

Si trattadel provvedimento che definisce il quadro giuridico di riferimento per il riconoscimento dei consorzi di tutela per le bevande spiritose con IG.

Nel testo pubblicato in Gazzetta ufficiale permangono alcune delle criticità che Federvini aveva già evidenziato nel corso dei lavori preparatori ovvero:

i criteri minimi di rappresentatività previsti per ottenere il riconoscimento sono modesti (30% degli elaboratori o distillatori), in particolare se raffrontati al vicino settore dei vini che richiede soglie ben maggiori (35% dei viticoltori nel caso di un Consorzio senza erga omnes; 40% dei viticoltori per i Consorzi con erga omnes);
rimane non chiara la determinazione dei litri anidri. Più precisamente, ai fini del computo della rappresentatività, del funzionamento degli organi sociali e dei costi (per memoria, sono sostenuti anche dai non associati), e vista la peculiarità di talune filiere produttive, un’Azienda può avere più ruoli (ad esempio, nella produzione della IG Grappa un distillatore potrebbe essere anche un elaboratore e anche un imbottigliatore) e, pertanto, entrerebbe nel calcolo delle tre percentuali, pur con lo stesso litro anidro. Si verrebbe a creare un doppio problema: una sopravvalutazione della produzione (lo stesso litro anidro conta più volte) e una moltiplicazione artificiale delle quote contributive dovute al consorzio, anche da parte dei non associati;
sorprende la possibilità di far valere ai fini del computo della rappresentatività anche i non aderenti al Consorzio.

Federvini auspica che tali criticità possano essere risolte già nei prossimi mesi, quando con l’entrata in vigore della nuova disciplina UE sulle indicazioni geografiche, potrebbero essere apportati alcuni correttivi alla norma, nonché al momento della definizione degli statuti consortili, che devono essere approvati dal Ministero, il tutto a garanzia del buon funzionamento degli stessi.

Foto Freepik

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