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E’ ancora in discussione la proposta di legge russa che restringe le importazioni di beni, tra i quali anche i vini, acquistabili dal Governo russo. Il Government Procurement Agreement (GPA) stabilisce norme che impongono condizioni di concorrenza aperte, eque e trasparenti negli appalti pubblici: al momento aderiscono all’accordo 47 membri del WTO, inclusi gli Stati Membri dell’Unione europea, mentre la Russia, pur facendo parte del WTO, ancora non ha concluso la procedura di accesso.  La Russia, infatti, conferma, con questo provvedimento, la tendenza a stabilire misure di accesso agli appalti pubblici preferenziali verso fornitori russi o appartenenti all’Unione economica euroasiatica, scenario che non faciliterebbe la sua definitiva adesione al GPA.

La Federazione ha cercato di analizzare in maniera più dettagliata le esportazioni di vino, secondo le diverse tipologie, tenuto conto che l’Italia, a livello di export globale (inclusi altri settori diversi da quelli delle bevande alcoliche) è il sesto fornitore. Il settore dell’agroalimentare, incluse le bevande, nel 2017 ha rappresentato un valore pari a 768 milioni di Euro con una variazione pari a quasi il 24% sull’anno precedente. Nei primi 7 mesi del 2018 ha raggiunto quota 438 milioni di Euro (+18% rispetto ai 7 mesi del 2017).

Scendendo nel dettaglio, sono stati disaggregati i dati delle esportazioni di vino. Si nota come le tendenze in valore ed in quantità siano in flessione nel 2014, anno di entrata in vigore delle misure restrittive, per poi salire negli anni successivi fino a registrare un buon incremento nel 2017. “Prendendo a riferimento l’anno scorso, in valore, notiamo una buona performance dei vini spumanti con 38 milioni di Euro, seguiti dai vini DOP con quasi 28 milioni di Euro. In volume il primato spetta ai vini aromatizzati con quasi 142 mila hl, seguiti dai vini spumanti con 125 mila hl”. Nei primi 7 mesi del 2018 (dati provvisori) in volume ed in valore, al momento, spiccano i vini spumanti.

Alla luce di questi dati, l’entrata in vigore della normativa, potrebbe arrecare un arresto di una parte dei flussi commerciali, atteso che dall’anno scorso il vino italiano sta riscoprendo un nuovo slancio dopo un rallentamento degli anni pregressi.

 

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