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Palazzo Fontanelli è la nuova prestigiosa casa del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena Igp. Un obiettivo reso possibile grazie alla coesione dei soci del Consorzio. L'edificio, in via Ganaceto 113, è situato proprio di fronte alla Camera di Commercio modenese, ospitata a Palazzo Molza, una scelta che vuole essere un segnale della volontà di consolidare il legame con la città e il territorio. 

La nuova sede è stata presentata il 10 luglio con un convegno tematico alla presenza di di soci, autorità e stampa. In particolare, a portare un saluto istituzionale all’Assemblea il vicepresidente della Camera di Commercio di Modena Gian Carlo Cerchiari, il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, il direttore della Fondazione Qualivita Mauro Rosati, il presidente di AICIG Cesare Baldrighi  e l’assessora all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna Simona Caselli, che ha sottolineato l’importanza dell’innovazione e dell’identità per un territorio come quello modenese, dove l’agroalimentare fa da traino all’economia.  “Siamo una regione con 44 denominazioni tra Dop e Igp – ha premesso – un record europeo frutto di un lavoro molto forte di protezione di prodotti che vengono in alcuni casi da tradizioni iniziate secoli fa. In un simile contesto, è importante garantire al sistema le condizioni per essere competitivo e ciò lo si può fare attraverso gli investimenti in innovazione, preservando tuttavia la componente tradizione nelle modalità in cui il sapere, inteso come conoscenza ed esperienza, si è tramandato nel tempo”.

"L’apertura della nuova sede a Palazzo Fontanelli – ha sottolineato Mariangela Grosoli, presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena Igp – è un'operazione strategica dettata dalla sempre più stretta coesione tra i soci per una crescita ulteriore sia del Consorzio che del comparto, un segmento dell'agroalimentare di qualità italiano con un valore economico di oltre un miliardo di euro, primo tra le DOP e IGP per l'export con oltre il 92% della produzione. Tutto questo genera migliaia di posti di lavoro e rappresenta l'esempio positivo di un'Italia imprenditoriale fondata sulla tradizione che ha saputo fare sistema e guardare al futuro con fiducia".

L’evento ha rappresentato anche un'occasione per prendersi un momento di riflessione e analizzare l’andamento del comparto produttivo e, più in generale, del settore dei prodotti Dop e Igp italiani. “La principale tematica affrontata – ha sintetizzato Federico Desimoni, direttore del Consorzio – è stata quella delle strategie di valorizzazione di questa produzione all’interno di un mercato che cerca di appiattire e trasformare in commodity anche i prodotti della grande tradizione italiana. L’obiettivo è pertanto quello di individuare nuove strategie che aiutino a far riconoscere il giusto valore non solo ai prodotti, ma soprattutto al lavoro che vi sta dietro, alla storia, alla tradizione, al territorio e alla sua cultura. Tutti elementi che continuano a fare di questi prodotti dei beni inimitabili e ricercati in tutto il mondo”.

Concetto che ha ribadito altresì il professore del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma Alberto Mattiacci nel suo intervento, incentrato sugli effetti strutturanti della globalizzazione su molti mercati dei beni di consumo. In particolare, si è soffermato sulla banalizzazione del percepito e la sofisticazione dei consumi considerati rispettivamente una minaccia per le produzioni agroalimentari il primo e una opportunità la seconda. “Il destino delle produzioni IG – ha specificato – è indirizzato lungo un sentiero stretto fra questi due poli opposti. Per le produzioni che abbiamo in questa occasione celebrato, si chiama strategia di nicchia”.

Tra gli altri interventi, quello del direttore di Qualivita Mauro Rosati, che ha portato il proprio contributo con uno speech sulle attività della Fondazione da esso rappresentata, ponendo in particolare l’attenzione sull’importanza della comunicazione, non solo verso l’esterno ma anche tra stakeholders del settore.

 

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