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Lunedì, 02 Luglio 2018

Le sanzioni alla Russia valgono 3 miliardi di danni all'agroalimentare italiano

di Teresa Capodimonte

Ancora non si sciolgono i nodi legati alla Russia. I 28 leader Ue hanno infatti deciso di proprogare per altri sei mesi le sanzioni economiche contro i settori bancario, finanziario e energetico in relazione alla questione ucraina. Durante il Vertice il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno presentato un rapporto sulla mancata attuazione degli accordi di Minsk sul cessate il fuoco in Ucraina.  

Le sanzioni erano state decise per la prima volta nell'estate 2014. Il 18 giugno scorso il Consiglio Ue, il Consiglio dei ministri europei, aveva già esteso di un anno, fino al 23 giugno 2019, le sanzioni politiche alla Russia in risposta all'annessione illegale della Crimea e Sebastopoli. Quattro giorni prima il Parlamento europeo aveva chiesto alla Russia di garantire il rispetto dei diritti umani, la libertà di espressione e di riunione con una risoluzione approvata con 485 voti favorevoli, 76 contrari e 66 astensioni.

La richiesta italiana per un superamento della stretta nei confronti di Mosca non è dunque passata. Nel contratto di governo tra M5s e Lega infatti è indicato come “opportuno” il ritiro delle sanzioni. Il  vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a margine del Festival del lavoro a Milano, aveva sottolineato come "le sanzioni alla Russia danneggiano l'economia dell'Italia. Ce lo dicono piccoli imprenditori, agricoltori, commercianti, esportatori di tantissimi settori economici".

Un prolungamento che rischia di costare carissimo al Made in Italy agroalimentare. "Con le sanzioni si attende ora la rappresaglia della Russia con l’embargo totale per una importante lista di prodotti agroalimentari e il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia previsto dal decreto n. 778 del 7 agosto 2014, più volte rinnovato", è l’allarme lanciato anche da Coldiretti. Il risultato, sottolinea l’associazione di produttori, "è l’azzeramento della spedizione di prodotti agroalimentari Made in Italy in Russia che per molto tempo è stata un mercato importante per l’Italia. Alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane – ha spiegato la Coldiretti – si sommano poi quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocate dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy". Nei supermercati russi, infatti, ha chiarito l’associazione, "si possono ora trovare fantasiosi surrogati locali che hanno preso il posto dei cibi italiani originali, dalla mozzarella “Casa Italia” all’insalata “Buona Italia”, fino alla Robiola “Unagrande”; dalla “mortadella Milano” al “Parmesan”, dalla scamorza al mascarpone". 

Il rischio, ha sottolineato la Coldiretti, "riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu". Un blocco dunque dannoso per l’Italia anche perché al divieto di accesso a questi prodotti, ha concluso la Coldiretti, "si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente, dalla moda alle automobili fino all’arredamento e complessivamente le esportazioni Made in Italy sono risultate nel 2017 inferiori di 3 miliardi a quelle registrate nel 2013, l’anno prima dell’embargo".

 

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