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Sistema di certificazione unico sulle accise per i piccoli produttori e i produttori artigianali di alcol e bevande alcoliche, innalzamento della soglia di gradazione della birra a basso tenore alcolico che può beneficiare di accise ridotte, repressione dell'uso illegale di alcol denaturato. Sono alcune delle novità proposte dalla Commissione europea sulle accise sull'alcol, con l’obiettivo, tra l’altro, di eliminare ostacoli per le Pmi. Si tratta di intervenire su norme comuni che "sono in vigore da più di 25 anni - ha detto il commissario alla fiscalità Pierre Moscovici - e hanno bisogno di essere aggiornate”.
La proposta dovrà essere esaminata dagli Stati membri.
 
Due tentativi andati a vuoto
“È un percorso che viene da lontano - spiega il direttore generale di Federvini Ottavio Cagiano de Azevedo - per due volte i servizi della Commissione hanno provato a rimettere in discussione l’insieme di direttive (in tutto tre che regolano i livelli di accisa, la struttura delle categorie di prodotti soggetti ad accisa e la circolazione e deposito dei prodotti soggetti ad accisa)”.
“I precedenti tentativi - continua Cagiano - non hanno trovato il necessario consenso all’interno del collegio dei commissari e pertanto la commissione ha dovuto abbandonare l’ipotesi di modificare la normativa: motivo del mancato accordo, la revisione dell’aliquota zero sul vino”.
Occorre ricordare che trattandosi di materia fiscale, il solo modo di procedere è all’unanimità (non vi è spazio per decisioni a maggioranza, neanche se qualificata).
Dunque, falliti i precedenti tentativi nel 2016, la commissione ha avviato una procedura di valutazione della direttiva 1992/83 perché:
a.       la direttiva ha quasi 25 anni e deve essere valutata nei suoi effetti;
b.      alcuni Stati hanno a più riprese chiesto chiarimenti sulla classificazione di alcune bevande alcoliche;
c.       sono sorte delle discussioni su alcune tipologie di birra e la misurazione dell’accisa sul grado plato;
d.      sono sorti problemi con alcuni denaturanti, legati più che altro a situazioni “extra legem”: fenomeni di contrabbando e/o di evasione dell’accisa .
Lo studio di valutazione, affidato ad un organismo esterno ha completato l’analisi sottolineando che la direttiva non “presentava segni di vecchiaia”; e sottolineava anche che non risultavano effetti distorsivi alla concorrenza in relazione ai punti che erano stati indicati come elementi guida nella riforma. Lo studio dava comunque delle indicazioni su eventuali interventi o di natura normativa o di natura tecnica per gestire le complicanze.
 
Le modifiche proposte dalla Commissione
La commissione alla luce di questo scenario propone alcune modifiche: la parte più delicata nell’ottica italiana, tocca l’area del cosiddetto “tutto fermentato” (punto b)). I prodotti che rientrano in questa categoria possono beneficiare, laddove prevista, dell’aliquota “zero”. 
“La proposta di direttiva - sottolinea il direttore di Federvini - indica i criteri per i sidri (essendocene di diversi tipi è una riflessione che ci sentiamo di condividere tanto più che rispetta i prodotti tradizionali); suggerisce di individuare delle soglie per l’eventuale alcol derivante dall’impiego di aromi. Qui le proposte sono neutre ma la discussione potrebbe generare delle complicazioni. E’ chiaro che possono esservi dei chiarimenti utili, ma nello stesso tempo si rischia di vedere classificati fiscalmente in modo diverso anche delle bevande già presenti sul mercato. Su questo punto quindi, non intendiamo fasciarci la testa, ma esamineremo nel dettaglio ogni ipotesi e le possibili ripercussioni”.
 
Il settore dei vini e degli spiriti è regolamentato da un corpo normativo molto importante che impone anche soglie minime di gradazione invalicabili. “Consentire uno spostamento dalla gradazione attuale di 2,8 a 3,5 per l’eventuale applicazione di dazi ridotti nel settore della birra - rileva Federvini - è indubbiamente un elemento che preoccupa per la libertà di manovra che potrebbe consentire”.​

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