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“Con la Cina bisogna insistere. Culturalmente il vino nel paese del Dragone è qualcosa di recente, ma comunque molto promettente”. E’ il consiglio di Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies, raggiunta al telefono in aeroporto, proprio in partenza per Vinexpo Hong Kong (29-31 maggio 2018).

“E’ un mercato grande, che richiede molte risorse finanziarie, persone dedicate e organizzazione, così come capacità culturale di interagire. Non è facile riuscire a entrare in contatto con gli acquirenti cinesi e fargli capire il vino italiano, soprattutto in assenza di un supporto sistematico e organizzato. Servono accordi di joint venture con interlocutori locali. Le aziende quindi devono dotarsi di grande tenacia e pazienza, senza scoraggiarsi”.

I risultati comunque cominciano a mostrarsi per l’Italia del vino, che assieme all’Australia sta facendo segnare il migliore trend di crescita in Cina. “Il +41,4% registrato nelle importazioni dalla Cina nel primo trimestre 2018, contro una media import del Paese a +18,1%, consolida il sorpasso sulla Spagna al 4° posto e soprattutto rappresenta un segnale tangibile del recupero del vino italiano su una piazza da sempre considerata difficile”, sottolinea Ballotta. 

I dati arrivano dalle ultime elaborazioni dell’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies, realizzato in collaborazione con Nomisma Wine-Monitor: l’Italia ha chiuso il primo trimestre con vendite per oltre 45 milioni di euro e una quota di mercato che sale al 7%, complice l’exploit dei fermi imbottigliati (+41%) che rappresentano l’87% del prodotto importato. Se l’Italia dovesse mantenere questo trend a fine 2018 potrebbe superare per la prima volta quota 200 milioni di euro di vendite nel mercato cinese. Una performance notevole se si pensa che 2 anni fa il valore era di 120 milioni di euro.

Sempre su base dogane cinesi, sul fronte dei competitor bene anche l’Australia in formato exploit come l’Italia (+41,4%) e si avvicina sempre più alla leader Francia che con un timido +1,3% cede 6 punti di market share, ora al 35,7% contro il 28,2% degli Aussies. Sul podio ancora il Cile che non approfitta in pieno del ‘dazio 0’ a Pechino e cresce sostanzialmente in linea con il mercato (+16,7%), come pure la Spagna, quinta a +19,9%.

Sul web un quinto degli acquisti di vino

Business Strategies parteciperà a Vinexpo con una collettiva di 22 aziende tricolori e il prossimo 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, lancerà su WeChat una nuova piattaforma e-commerce in partnership con il principale gruppo editoriale di Shanghai, lo Shanghai Morning Post. La start-up, attiva dal 2 giugno sul fronte “wine” con 15 aziende e circa 50 etichette inserite, è un negozio virtuale per vini che vanno dalla fascia premium all’entry-level, ed è pensata per promuovere i prodotti italiani ai consumatori nel gigante asiatico attraverso contenuti altamente targetizzati in lingua cinese. “Ci dicono – afferma Ballotta – che il grande mercato va aggredito sempre di più attraverso l’hub commerciale di Hong Kong per i rapporti con il trade e tramite il canale digitale per l’off trade: sul web infatti passano ormai il 19% degli acquisti di vino, che rappresenta la quota più alta al mondo di vendite di vino online”.

Secondo l’Osservatorio Paesi terzi La collettiva delle 22 aziende targate Taste Italy! – il brand di Business Strategies per la promozione del made in Italy in Cina – sarà a Vinexpo Hong Kong (29-31 maggio) con un presidio di 200 mq dedicato al prodotto enologico tricolore. Le etichette di punta delle cantine saranno protagoniste di sei degustazioni sulle macro-aree enologiche regionali guidate da Sam Chen, campione di blind tasting e head teacher della Taste Italy! Wine Academy, la wine school di Business Strategies interamente rivolta ai consumatori cinesi già presente con i suoi corsi a Pechino, Shangai e Wuhan, la città più popolosa della Cina centrale. Guangzhou, Chengdu, Qingdao, Hangzhou e Suzhou sono inoltre le città in cui verranno attivati i corsi entro la fine dell’anno.

 

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