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Se si confrontano i dati export del 1° semestre 2021 col 1° semestre 2019, “scavallando” l’anno anomalo 2020, si registra netto vantaggio messo a segno dall’industria alimentare e dell’agroalimentare, rispetto all’export nazionale aggregato, sia in termini di dinamica export che di crescita del valore unitario esitato all’estero. Il dato emerge da nuove analisi del Centro Studi di Federalimentare che ha effettuato alcuni confronti export inediti rispetto a precedenti elaborazioni. È stato calcolato infatti il passo evolutivo delle esportazioni alimentari per comparto mettendo a confronto direttamente il 1° semestre 2021 col 1° semestre 2019: ciò ha permesso di verificare il passo di fondo più recente, al netto dei rimbalzi e delle distorsioni recate dall’anno clou della pandemia. 

I confronti sono stati effettuati in valuta e quantità, il che ha consentito di verificare anche l’evoluzione indicativa dei valori unitari registrati all’estero nell’ultimo biennio. 

A questo confronto ravvicinato ne è stato aggiunto uno analogo, effettuato a monte, sull’arco 2015-2019, al fine di verificare, sul passo lungo, le  dinamiche accumulate precedentemente. 

In grande sintesi, guardando alla tabella, il Centro Studi sottolinea il vantaggio di passo dell’export primario (+19,6%) rispetto al +13,1% dell’industria alimentare. Nell’ambito della trasformazione, i maggiori spunti biennali in valuta appartengono in ogni caso: agli oli e grassi (+27,9%), all’alcol etilico (+24,0%), all’ittico (+20,3%), al dolciario (+17,9%), al lattiero-caseario (+15,3%) e alla pasta (+13,2%).

Diversa la classifica in tema di valori unitari. Si conferma il vantaggio biennale del primario (+10,9 punti) rispetto alla trasformazione alimentare (+8,1 punti). Fenomeni involutivi a due cifre mostrano, invece, i valori unitari biennali delle acquaviti e liquori (-12,1 punti) e dell’ittico (-10,4 punti). 

Sull’arco di tempo pregresso 2015-19, la spinta espansiva in valuta dell’industria alimentare (+22,1%) schiaccia nettamente l’esiguo +0,9% del primario. Il comparto più performante risulta essere di gran lunga quello delle acquaviti e liquori (+89,5%). 

Spicca il vistoso apprezzamento unitario delle acquaviti e liquori (+133,3 punti), seguite a distanza dal lattiero-caseario (+35,6 punti), dalle acque minerali e gassose (+33,2 punti) e dallo zucchero (+28,2 punti). 

Scendono invece, con tagli a due cifre, il caffè (-23,5 punti), gli oli e grassi (-19,4 punti) e  la birra (-15,4 punti).

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