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La crisi ha certamente impattato in modo robusto sul settore vitivinicolo italiano, con un fatturato che si prevede in calo del 30-35% nel 2020 ma che, vista la solidità delle aziende del comparto e la qualità del prodotto, potrà tornare a crescere già nel 2021.  Il valore della tradizione e della qualità, chiavi di successo di un made in Italy fortemente riconosciuto all’estero, unite a un cambio di approccio ai nuovi mercati e modelli di consumo, con particolare attenzione alla digitalizzazione del commercio, consentiranno un graduale ritorno alla normalità entro fine anno.

Questi alcuni dei temi emersi nel corso della tappa piemontese di “The Italian Way”, una roadmap virtuale - parte della più ampia iniziativa “UniCredit per l’Italia” - sui settori di eccellenza del made in Italy, che UniCredit ha organizzato per riflettere con stakeholders ed esperti sui nuovi scenari economici prospettati dal Covid. All’incontro, organizzato in collaborazione con Federvini, hanno partecipato e si sono confrontati sui principali trend, esperti e operatori del settore italiano del wine, tra cui: Andrea Casini, Co-Ceo Commercial Banking Italy di UniCredit, Sandro Boscaini, Presidente Federvini, Fabrizio Simonini, Regional Manager Nord Ovest UniCredit, Paolo Damilano, Ceo Gruppo Damilano, Gianni Gagliardo, Poderi Gianni Gagliardo, Camilla Lunelli, Direttrice della Comunicazione e dei Rapporti Esterni delle Cantine Ferrari, Alessio Planeta, Presidente Planeta Vini e Presidente Assovini Sicilia, Luigia Mirella Campagna, Industry Expert UniCredit, Marco Wallner, Corporate Commercial Synergies UniCredit.

l settore vitivinicolo italiano, da sempre fiore all’occhiello del nostro Paese, con prodotti di qualità che all’estero hanno rappresentato una fetta importante del “made in Italy”, vuole rilanciarsi nella fase post Covid-19. La crescita dimensionale delle aziende come fattore cruciale, il rischio “shopping”, cioè quello di diventare preda di multinazionali, ma anche la digitalizzazione come fattore chiave per la crescita, sostenuta in primis dalla finanza. 

E ancora si è parlato dell’impatto della crisi sanitaria sulle aziende di tutte le dimensioni che offre, tuttavia, grandi opportunità a quelle più piccole di affacciarsi sui mercati esteri o di diffondere i loro prodotti sul territorio nazionale. Il quadro emerso è quello di filiera, quella del wine italiano, che ha necessità di sostegno anche per quanto riguarda ristoratori, enoteche, ecc, in cui al momento l’anello in maggiore sofferenza è rappresentato dalla ristorazione.

Nel dettaglio, l’indagine di UniCredit, basata su dati Cerved, evidenzia come con oltre 13 miliardi, l’industria del vino contribuisce al fatturato totale del F&B per oltre il 10% ed è certamente uno dei settori di eccellenza del Made in Italy, regalando all’Italia molti primati. L’Italia è tra i primi produttori al mondo, il secondo esportatore in valore, dopo la Francia e soprattutto ha il numero maggiore di vini certificati (526, quasi 100 in più rispetto ai 435 della Francia), a conferma dell’enorme investimento in qualità che il Paese ha compiuto negli anni. 

Si tratta però di uno dei comparti del F&B che sta soffrendo di più l’impatto dell’emergenza sanitaria. Con riferimento al 2020, è attesa una flessione nettamente superiore a quella media attesa per il settore del F&B (3-6%). L’entità dell’impatto sarà tuttavia differenziata tra le diverse tipologie di vino e anche tra le imprese all’interno della stessa tipologia di prodotto. In questa crisi gioca infatti un ruolo importante il modello di business adottato.

Due temi saranno centrali per la costruzione dei nuovi modelli di business e delle strategie su cui puntare per reagire alla crisi e cogliere le opportunità che anche questa crisi porterà con sé. Il primo è l’incertezza, un fattore che dominerà lo scenario di riferimento fino a quando non si tornerà a situazioni di normalità e del quale bisognerà tenere conto nel disegnare i piani aziendali. Il secondo tema è relativo ai canali di trasmissione tramite i quali l’emergenza sanitaria sta impattando sul settore, tenendo conto che la produzione vinicola attualmente si divide tra mercato domestico (45%) ed export (55%).

Il mercato interno è atteso in contrazione, a seguito delle gravi difficoltà dell’ho.re.ca (settore hotellerie-restaurant-caffè, che veicola il 42% delle vendite) e dell’enoturismo (che veicola una quota piccola delle vendite, ma ad alto margine). Anche la spesa delle famiglie è attesa in contrazione, a seguito della diminuzione del reddito disponibile e della conseguente ridefinizione delle priorità personali di acquisto a favore di beni ritenuti più essenziali.

Elevati i rischi di cali delle vendite anche sui mercati esteri, a seguito del crollo della domanda globale e delle diverse velocità di ripresa di ciascun Paese. A livello mondiale, l'OIV stima una caduta delle vendite del 35% (-50% in valore). Per l'Italia, un fattore di amplificazione del rischio export è la forte concentrazione dei mercati di sbocco del settore. Oltre il 50% delle vendite oltre confine è concentrato in tre paesi: in particolare, si osserva che due di essi - Stati Uniti e Regno Unito – consumano vino principalmente tramite il canale ho.re.ca. 

L’impatto sarà molto differenziato. In generale, i rischi risultano più elevati per i vini di gamma medio-alta e alta – venduti soprattutto tramite il canale ho.re.ca e l’export. Tra le imprese, risulteranno invece meno esposte le imprese che dispongono di un portafoglio ampio di prodotti, che possono contare su più canali di vendita e molteplici canali di sbocco. 

In generale, il settore non arriva male alla sfida della pandemia, potendo contare su una buona situazione di solvibilità. Si segnala però la possibilità di tensioni o crisi di liquidità specifiche, soprattutto tra le realtà più piccole e meno strutturate. 

Guardando invece alla ripartenza, anche questa crisi imporrà la ricerca di nuovi modelli imprenditoriali intorno ai temi più strategici per il settore, come la filiera. Perché il settore tenga, è necessario che tutta la filiera tenga: dall’agricoltore al distributore che, in questo caso, significa soprattutto “ho.re.ca”. Quindi sicuramente garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei fornitori lungo la filiera, ma anche attuare iniziative specifiche a sostegno degli anelli più deboli della filiera tramite collaborazioni alleanze, accordi, unioni. Le imprese grandi possono svolgere un ruolo importante per il rafforzamento della filiera nei loro territori di riferimento.

Le difficoltà rafforzano inoltre la consapevolezza del ruolo strategico giocato dalle filiere di prossimità, anche per l’approvvigionamento, ad esempio,  di materiale necessario al confezionamento come vetri, etichette, cartoni. Diversificare prodotti, inoltre, mercati e canali di vendita diventa un must per ogni impresa.

Anche l’innovazione, da sempre un tema strategico per il settore, in questo contesto lo diventa ancora di più. E in questo caso si parla di innovazione a 360°: dalle tecniche di produzione all’organizzazione, dalle nuove tecnologie a nuovi modelli di gestione. 

“Il settore vitivinicolo - ha dichiarato Andrea Casini, Co Ceo Commercial Banking Italy di UniCredit – è stato fortemente impattato dall’emergenza sanitaria, partita dalla chiusura improvvisa dei punti di vendita al dettaglio, al blocco dei principali mercati di sbocco e di approvvigionamento. Anche la fase della ripartenza, con le nuove regole per la salvaguardia della salute dei clienti e dei dipendenti, è una tematica fortemente sentita dalle aziende del settore che, nel contempo, hanno accelerato il cambiamento dei processi di distribuzione e vendita, con una rilevanza sempre maggiore del canale dell’e-commerce. Nel Nord Ovest, tappa odierna del ciclo di incontri ‘The Italian Way’ c’è da sempre una forte presenza di aziende storiche che operano nel settore ma l'eccellenza sul vino caratterizza moltissime regioni italiane e per questo motivo il vino made in Italy è riconosciuto in tutto il mondo per qualità e varietà di produzioni. Come Banca, proprio per rilanciare il settore nel dopo crisi, continueremo a sostenere concretamente l’internazionalizzazione delle aziende, con iniziative come Easy Export grazie alla quale abbiamo accompagnato già molte imprese verso nuovi mercati, aumentando il loro giro d’affari con l’estero. Siamo sicuri, inoltre, che la grande tradizione e la forza commerciale che contraddistingue queste aziende e che ha permesso il superamento anche di altre crisi saranno una base solida per il rilancio, cogliendo anche le opportunità della trasformazione resa necessaria dall’emergenza”. 

“E’ iniziata la fase di ripartenza ma noi del mondo del vino non ci siamo mai fermati” ha dichiarato Sandro Boscaini, Presidente di Federvini. “Certamente l’impatto della pandemia sul nostro settore è stato molto duro, soprattutto a causa del lockdown che ha determinato la chiusura di tutti i pubblici esercizi, i primi partner per la diffusione e il consumo di vini di qualità. Ma proprio grazie alla  qualità, alla tradizione e contemporaneamente alla capacità di mantenere vivo il dialogo con il consumatore non è stato disperso quel patrimonio di credibilità ed empatia che abbiamo costruito nel tempo, sia in Italia sia all’estero. Proprio la peculiarità dei nostri prodotti radicati nei territori e la loro autenticità  contraddistinguono un differente modello di consumo: un bere con più cultura e consapevolezza, frutto di maggiore ricerca anche da parte del consumatore, trasportato più dall’amore che dalla moda del momento. E a far da terreno comune, un nuovo modo di vivere il rapporto tra l’uomo e la sua terra”.

 

 

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