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Un confronto con il Governo sulle sfide che attendono la filiera vitivinicola. È accaduto ieri al Vinitaly, dove il ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio ha incontrato i presidenti delle associazioni produttive della filiera. 

Era il primo incontro ufficiale della filiera con il ministro e si è spaziato su più temi, dall’innovazione tecnologica alla competitività sui mercati internazionali, dalla sostenibilità all’enoturismo, tema molto caro al ministro. Erano presenti Sandro Boscaini – Presidente Federvini; Ernesto Abbona – Presidente Unione Italiana Vini; Ruenza Santandrea – Coordinatrice settore vitivinicolo Alleanza cooperative Agroalimentari; Riccardo Ricci Curbastro – Presidente Federdoc;  Riccardo Cotarella – Presidente Assoenologi; Massimiliano Giansanti – Presidente Confagricoltura; Dino Scanavino – Presidente Cia-Agricoltori Italiani.

“Vigneto, cantine e produttori, mercato e consumatori. Sono questi i tre pilastri necessari per costruire e mantenere la nostra reputazione - ha dichiarato il presidente di Federvini Sandro Boscaini -. Abbiamo affrontato i mercati internazionali perché il contesto nazionale mostrava cali nei consumi. E abbiamo triplicato il valore globale delle nostre esportazioni. Il 2018 ha però offerto qualche primo segnale positivo anche sul mercato italiano. L’auspicio è un progressivo riequilibrio del mix tra export e consumo interno. Dobbiamo quindi rafforzare questo segnale e continuare a valorizzare il prodotto all’estero. Certo, sono da migliorare alcuni asset strategici per compiere un ulteriore salto di qualità. Primo tra tutti un disegno complessivo nazionale che ci permetta di presentarci sui mercati come Paese con le differenze regionali che fanno dell’Italia un unicum. Oltre a puntare di più su leve utili allo sviluppo quali gli strumenti finanziari creati ad hoc per una maggiore possibilità di investimento”.

Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini, si è soffermato sulla promozione all’estero e sull’enoturismo: “oltre a ribadire l’importanza di rilanciare il lavoro congiunto con le associazioni dei produttori portato avanti con Ice, che ha generato risultati positivi in Usa e Cina, e a mantenere i livelli di investimento di questi ultimi due anni, un altro tema centrale per promuovere il vino italiano è l’enoturismo, una calamita potentissima capace di influenzare la scelta delle destinazioni di viaggio. È fondamentale che il nostro Paese abbia un piano strategico nazionale sulle politiche del turismo enogastronomico, nonché un contesto normativo armonizzato”.

Il presidente Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, si è soffermato su un tema chiave per il futuro della filiera del vino: la sostenibilità. "Il cambiamento climatico - ha ricordato - impone di riesaminare le logiche produttive. La sostenibilità è un driver strategico di sviluppo e parte da una viticoltura “ragionata”. Lo sforzo unificatore di Federdoc ha prodotto Equalitas, un progetto ormai affermato, il cui know how sta fornendo un contributo al tavolo di filiera operativo presso il Ministero con l’intento di creare uno standard unico a governance pubblica”.

Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, ha toccato un altro punto nodale: i prezzi. “Alla luce della positiva vendemmia 2018 - ha sottolineato -non si comprende come si siano alimentate interpretazioni scorrette da parte dei mercati, che stanno portando a una valutazione dei vini assolutamente inadeguata rispetto ai costi di produzione. I produttori, hanno solo due scelte: incrementare la produzione, con ogni comprensibile riflesso sul piano della qualità, oppure chiudere un’attività non più remunerativa. Il successo raggiunto fino ad ora ci obbliga a mantenere e migliorare costantemente lo standard di qualità dei nostri prodotti. E questo non è possibile, puntando sulla politica dei prezzi bassi”.

“Come cooperazione - ha rilevato Ruenza Santandrea, coordinatrice Vino dell’Alleanza cooperative Agroalimentari -  abbiamo pensato a un pacchetto di proposte che richiedono un’azione ordinata e coordinata tra i numerosi attori operanti nel comparto. Tra queste, la riduzione delle rese massime di produzione di uva per ettaro per i vini senza Ig con indicazione della varietà e uno stimolo ai consorzi di tutela dei vini a Do o Ig per una maggiore presa di coscienza rispetto ai meccanismi di governo dell’offerta messi a disposizione della normativa vigente.”.

Il ruolo delle istituzioni europee è stato richiamato da Dino Scanavino, Presidente Cia, il quale ha sottolineato come il vitivinicolo rappresenti “uno dei settori che ha meglio utilizzato le risorse della politica agricola comune ed è spesso “apripista” degli accordi internazionali di libero scambio che sono non solo funzionali alle esigenze del made in Italy, ma anche una straordinaria opportunità da cogliere per le imprese italiane. Per il nostro Paese, ciò è particolarmente vero in quei negoziati dove siamo in condizione di giocare all’attacco, come il Ceta tra Ue e Canada ma anche il Jefta tra Ue e Giappone, accordi che rappresentano un messaggio potente anche contro la preoccupante crescita dei protezionismi e delle politiche di chiusura commerciale”.

Infine Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura ha richiamato il ruolo strategico dell’innovazione tecnologica, uno strumento essenziale, anche per un prodotto di antichissima tradizione come il vino. “Il vigneto 4.0 è una realtà radicata in molti territori, ma occorre ancora lavorare per superare molte criticità, sia strutturali sia politiche e culturali. La viticoltura “It” non è contro la tradizione o riservata alle “grandi aziende”, ma un’opportunità per rilanciare la competitività di tutto il comparto e per favorire la crescita e l’occupazione dell’agricoltura e del Paese”.

 

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