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Ci sono 60 milioni di ettolitri di vino nelle cantine italiane. Il 15 febbraio scorso il Mipaaft ha reso pubblici i dati del Registro Telematico del vino. Secondo l’Icqrf nelle cantine italiane ci sono 29,6 milioni di ettolitri di vino a denominazione d’origine, cui si aggiungono 15,5 milioni di ettolitri di vini IGT e 14,9 milioni di ettolitri di vini a non denominazione d’origine, nei quali sono compresi anche i vini varietali. Per quanto concerne i generi di vino le giacenze di bianchi DOP si attestano a 14,3 milioni e i rossi DOP a 14,8 milioni. Nelle IGT i bianchi sono pari a 4,5 milioni di ettolitri, mentre i rossi sono pari a 8,5 milioni di ettolitri.

Il Veneto è la Regione più ricca e detiene da sola il 25% delle giacenze di vino italiano, pari a 15 milioni di ettolitri. Il doppio dell’Emilia Romagna, seconda, con 7,6 milioni di ettolitri, davanti alla Puglia, che ne ha in cantina 6,5. In Toscana ci sono invece 5,4 milioni di ettolitri, 4,5 in Sicilia e 4,4 in Piemonte.

Tra le denominazioni, il Prosecco Doc supera tutti con 4,3 milioni di ettolitri (a cui vanno aggiunti 997.245 ettolitri di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg), davanti ai vini Delle Venezie (1,95 milioni di ettolitri) e alle Terre Siciliane (1,9), davanti all’Igt Puglia (1,7 milioni di ettolitri), all’Igt Veneto (1,6) e alla Doc Sicilia (1,5). Sopra il milioni di ettolitri anche il Montepulciano d’Abruzzo (1,47), l’Igt Salento (1,42), l’Igt Toscana (1,42) ed il Chianti Docg (1,3).

“Dal punto di vista della gestione del patrimonio vino - commenta Sandro Boscaini, presidente di Federvini - questo processo di informatizzazione e telematizzazione è un grande passo avanti. Anche se non controlla tutto il vino d’Italia, senza dubbio avere dei dati così puntuali già a metà febbraio sarebbe stato fino a poco tempo fa impensabile. Questo data base è uno strumento di fondamentale utilità. Ovviamente non si possono fare delle generalizzazioni, perché il nostro patrimonio vinicolo è molto frammentato e le giacenze e il loro valore dipendono da denominazione a denominazione”. In Italia, infatti, abbiamo più di 500 denominazioni d’origine e indicazioni geografiche diverse e analizzare il mercato solo sulla base dei dati delle giacenze rilevati non è sufficiente a dare la misura della situazione del mercato, col rischio di generare pressioni e turbative nei prezzi se non si considerano le situazioni di ogni singola Doc e Igp. “Una vera analisi andrebbe fatta prendendo ogni singola denominazione e il suo contesto, come mi auguro avverrà presto”, conclude Boscaini. 

 

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