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Le recenti decisioni assunte dal Consiglio Europeo, unite al dibattito sulle prossime prospettive finanziarie Ue e alle politiche protezionistiche messe in campo da parte del presidente Usa Donald Trump, hanno portato alla ribalta l’importanza della gestione, presente e futura, della Brexit. In tale ambito l'Ufficio studi e analisi economico-legislative di Cia-Agricoltori Italiani ha analizzato l’andamento della esportazioni agroalimentari italiane verso il Regno Unito nel corso del 2017 (ultimi dati disponibili). 

Secondo Cia, a livello europeo quello agroalimentare è uno dei settori che sarà maggiormente coinvolto nel percorso che, da qui ai prossimi anni, porterà il Regno Unito a uscire dall’Unione Europea. I prodotti agricoli, i cibi e le bevande rappresentano infatti l’11% degli scambi commerciali Ue-Uk con la bilancia commerciale che, a fronte di un saldo in attivo di 19 miliardi di euro, pende a favore dell’Unione.

Per quel che concerne l’interscambio commerciale tra Italia e Regno Unito, lo scorso anno si è chiuso con un surplus a favore del nostro Paese pari a 2,57 miliardi di euro. La Gran Bretagna, si è confermata quarto mercato di sbocco del Made in Italy agroalimentare con un’incidenza dell’8% sulle vendite estere tricolori, un valore pari a 3,3 miliardi di euro e una crescita annua del 2,8%. Soltanto la Germania, la Francia e gli Stati Uniti d’America sono stati mercati più performanti per i prodotti agroalimentari italiani.

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A contribuire a tale tendenza, sono state in particolare le esportazioni alimentari che, rispetto al 2016, sono aumentate in valore del 3,4%. In riduzione (-3,3%) la componente agricola anche se è opportuno precisare che il peso delle spedizioni agricole sul totale agroalimentare è limitato al 9%. I prodotti Made in Uk importati in Italia, sono invece valsi 765 milioni di euro.

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Da uno sguardo alla dinamica mensile delle esportazioni si può osservare che, eccezion fatta per i mesi di febbraio e di aprile, durante tutto il 2017 i valori delle vendite si sono collocati su livelli superiori se raffrontati a quelli del 2016.

In particolare, la crescita complessiva del 3% precedentemente osservata, è stata conseguita nel mese di marzo, nel periodo maggio-agosto e nel bimestre che è andato da metà settembre a metà novembre.

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Riguardo ai principali prodotti agroalimentari esportati, con un valore che ha superato 810 milioni di euro, circa un quarto delle vendite estere dello scorso anno (24%) è stato originato dal vino made in Italy. A seguire i 444 milioni di euro ricavati dalla vendita dei prodotti ortofrutticoli trasformati il cui peso relativo sul totale è stato pari al 13%. La terza piazza del podio tra le categorie merceologiche più esportate oltre manica, è stata occupata dai prodotti da forno e farinacei che hanno realizzato oltre il 10% della distribuzione. I prodotti derivanti dalla trasformazione del latte e della carne, hanno rappresentato congiuntamente il 15% del totale mentre l’ortofrutta (fresca), i pasti e i piatti preparati e la confetteria hanno inciso ciascuno per il 4% sul totale delle spedizioni agroalimentari.

In termini di dinamica tendenziale, infine, la crescita percentuale più sostenuta (+14%) si è avuta per la voce cioccolato e confetteria, davanti all’incremento del 10% fatto registrare dai prodotti lattiero-caseari e a quello del 6% avutosi per il vino. In contrazione le esportazioni di carne trasformata e quelle di condimenti e spezie che, nell’ultimo anno, hanno perso ciascuno il 5% del loro valore così come si sono ridotte, seppur appena dell’1%, le vendite di prodotti ortofrutticoli.

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