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In vista un balzo delle esportazioni di vino australiano in Cina? È possibile, visto che dal 1° gennaio 2019 Pechino ha cancellato i dazi sui vini made in Australia per effetto dell’accordo di libero scambio ratificato dalle parti nel 2015.

Alcuni operatori si spingono addirittura ad ipotizzare un sorpasso delle etichette australiane su quelle francesi nell’immenso mercato asiatico. Questo deriverebbe dall’effetto combinato dell’annullamento dei dazi e del pacchetto di sostegno all’export varato dal governo di Sidney per un valore di 50 milioni di dollari australiani. Già oggi infatti l’Australia è al secondo posto - dopo la Francia - nel pantheon dei vini importati in Cina: il valore delle sue etichette vendute sul mercato cinese superava 682 milioni di dollari nel 2017. Di strada comunque ce ne è ancora da fare se si considera che, nello stesso periodo, la Francia vendeva in Cina vini per 1,05 miliardi di dollari.

La riduzione dei dazi sui vini australiani è stata progressiva dal 2015 e dal 2017 la Cina è diventata il principale paese di destinazione dei vini autraliani, prendendo il posto del Regno Unito. Un altro effetto dell’accordo è stato il maggior interesse degli investitori cinesi sulle case vinicole e sui terreni australiani: i cinesi acquistano vigneti e ad oggi si calcola che siano proprietari del 10% dei prestigiosi vigneti di Barossa Valley. 

I vini australiani in Cina sono tuttora sottoposti a Iva e accise. I vini provenienti da altri paesi pagano una import tax del 14%.

E gli italiani? Siamo al quarto posto, dopo Francia, Australia e Cile. E nel primo trimestre 2018 le nostre esportazioni sono cresciute del 41,4%. Ma la nostra quota di pentrazione del mercato resta bassa, intorno al 7%. 

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