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Scendono le vendite di Prosecco nel Regno Unito, ma non si può parlare di “crollo”. Da un’analisi sui dati di importazione delle celebri bollicine in UK, per la prima volta dopo 10 anni si registra un calo del 7%  nei primi mesi del 2018. Un segnale del declino della passione britannica per le nostre bottiglie spumeggianti, un semplice calo fisiologico, dopo anni di corsa forsennata, o uno dei primi effetti di Brexit?

La Gran Bretagna è e resta comunque il Paese maggior consumatore di Prosecco fuori dall'Italia, davanti persino agli Stati Uniti: più di una bottiglia su quattro, tra quelle consumate all'estero, viene stappata oltre Manica. Cosa è quindi successo al nostro export? Lo abbiamo chiesto ad alcuni produttori. Tra cui Bisol, pioniere del Prosecco in terra inglese. 

“Siamo di fronte ad una case history che non ha precedenti e che difficilmente potrà avere delle similitudini in futuro – dichiara Gianluca Bisol, presidente di Bisol Desiderio & Figli –. Solo 20 anni fa il totale dell'importazione di prosecco era più o meno un milione di bottiglie, oggi la Gran Bretagna nel 2017 ha acquistato più di 100 milioni di bottiglie di prosecco. E questo cosa vuol dire? Che il mercato ha galoppato per anni e ora deve prendere fiato. Ma ci sono anche altre cause”. Sembra, infatti, che si siano sommate cause esogene.

Una di queste è il cambio molto sfavorevole per le importazioni da parte degli inglesi, questo sì dovuto alla Brexit. “In due anni – prosegue Bisol –, praticamente, il costo di importazione è salito del 30% da parte del mercato inglese per quanto riguarda lo stesso identico prodotto”. Un altro fattore è dovuto alla minore disponibilità di materia prima. “Nel 2015 – spiega – è stato messo un blocco agli impianti e al riconoscimento della denominazione prosecco D.O.C. per tutelare i viticoltori, fatto che ha creato una shortage, ovvero una minore disponibilità di uva rispetto a quello che, nel breve, era la richiesta del mercato. Tanto è vero che oggi un importatore inglese, sommando le due cause, paga quasi il doppio una bottiglia di prosecco rispetto a due o tre anni fa”. Alla luce di questi motivi, tuttavia, la flessione delle vendite è molto contenuta.

“Di fronte ad una crescita del doppio del costo di un prodotto, di solito, il mercato reagisce molto ma molto ma molto peggio di come ha reagito oggi. Direi che la passione degli inglesi per il Prosecco non si è prosciugata, ma che anzi questi sono risultati assolutamente eccezionali e sui quali poter continuare a brindare”. 

Il problema dell’aumento del costo della materia prima ha infatti portato un po’ di scompiglio in tutti i mercati, ma non ne ha arrestato la crescita. “Le performance che al  stiamo registrando in tutti i Paesi registrano un trend positivo”, conferma Domenico Scimone, direttore generale di Carpenè Malvolti, presente in oltre 65 Paesi dei cinque Continenti. “I nostri listini FOB del 2018 segnano un trend pari a un +3-5% su quasi tutti i mercati. E le esportazioni di Prosecco più significative si registrano in Canada, per quanto riguarda i Paesi Oltreoceano, e in Germania per l'Area Europea. In UK i segnali di leggera flessione che registriamo saranno ancora da valutarsi nei prossimi due anni”.

 

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