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Quali prospettive di sviluppo ci sono per i prodotti belli e ben fatti (BBF) dell’alimentare, della moda e dell’arredo nei diversi mercati? Dove si registrerà il maggiore dinamismo? Nelle economie emergenti si potrà contare su dimensioni di mercato crescenti? Secondo il Rapporto Esportare la Dolce Vita 2018, redatto Centro studi di Confindustria e di Prometeia, tra sei anni si aggirerà tra i 15 e i 18 miliardi (+40-75%), grazie a 174 milioni di nuovi potenziali consumatori in cerca di made in Italy desiderosi di importare nei nuovi mercati prodotti italiani belli e ben fatti (i BBF).  Nel 2017, infatti, le importazioni di prodotti BBF provenienti dall’Italia valevano per le sole economie emergenti oltre 10 miliardi di euro. È un ordine di grandezza superiore a quanto, ad esempio, realizzato dal BBF italiano in Francia o negli Stati Uniti, storicamente i primi due mercati di assorbimento per le produzioni italiane di qualità. Ma le previsioni presentate nel Rapporto raccontano che in vista c’è molto di più.

Nei prossimi sei anni, l’import dei nuovi mercati potrebbe aumentare fino a circa 15 miliardi di euro, una crescita attesa cumulata vicina al 40% e soprattutto quasi doppia rispetto a quanto stimato con riferimento ai mercati avanzati (circa il 20% nello stesso periodo).

Secondo uno scenario più ottimistico, l’import dei nuovi mercati potrebbe arrivare a superare i 18 miliardi. Per il Rapporto, si tratta di un ottimismo “ragionevole” fondato sull’ipotesi di aumentare, settore per settore, le quote di mercato dell’Italia nei mercati chiave. Un’ambizione non velleitaria perché concorrenti molto simili al nostro Paese ci sono già riusciti e un’azione mirata e coordinata (a livello di imprese, di Associazioni e di Sistema paese) può avere realistiche possibilità di riuscire nell’obiettivo.

La categoria di consumatori definita come “nuovi ricchi”, nei trenta mercati analizzati, infatti, passerà dai 486 milioni del 2017 a oltre 660 milioni del 2023. Si tratta di un valore superiore più di tre volte a quanto atteso per i mercati avanzati, e contemporaneamente di un indizio utile per capire verso quale direzione le imprese dovranno guardare volendo allargare il proprio bacino di domanda negli anni a venire. 

Il Rapporto mostra che nel 2016 il mercato emergente che ha acquistato prodotti BBF a prezzi mediamente più alti è stato la Cina, mentre quello in cui il valore complessivo degli acquisti dall’estero ha raggiunto l’ammontare più alto è stato la Russia. Cina e Russia, insieme a Emirati Arabi Uniti, costituiscono nel loro insieme un gruppo di mercati top premium per il BBF (dimensioni importanti del mercato e livelli di prezzo elevati). La Cina presenta il maggior equilibrio fra prezzi di vendita e dimensione del mercato, mentre Russia ed Emirati Arabi Uniti sono molto più sbilanciati sulla dimensione. A seguire, emerge un gruppo di mercati in decollo, ossia a qualche distanza ma prossimi al gruppo dei top premium in termini sia di volumi che di prezzi, costituito da Arabia Saudita, Messico e (su valori più modesti) Malesia.

Ma esiste anche un gruppo di paesi in cui, a fronte di prezzi elevati, la dimensione del mercato BBF è ancora relativamente modesta: la Tailandia, il Brasile e (potenzialmente meno rilevante) il Kazakistan. Ciò segnala una “disponibilità a spendere” cui ancora non corrisponde una quantità domandata adeguata, e dunque margini potenziali di mercato interessanti.

A livello settoriale, l’analisi svolta in questo Rapporto mostra che, tra i top premium nell’Alimentare, sempre considerando i prodotti BBF provenienti dal Mondo e non solo dall’Italia, la Cina risulta largamente il mercato di destinazione maggiore (oltre che comunque quello in cui i prezzi sono tra i più alti) e che Russia ed Emirati Arabi Uniti sono invece in una fase suscettibile di forte miglioramento.

Il punto centrale è ovviamente la crescita della domanda finale dei nuovi mercati. In termini di PIL nove dei primi dieci mercati emergenti per l’Italia presentano uno scenario di crescita media annua al 2023 superiore al 2%. La crescita attesa è ancora più pronunciata per i consumi delle famiglie: lo scenario alla base della previsione per Cina, Russia ed Emirati Arabi (primi tre mercati emergenti per l’Italia) indica una variazione media annua dei consumi rispettivamente di 6,7%, 2,1% e 4,8%, valori sempre più alti rispetto a quanto previsto nello stesso periodo per il gruppo dei paesi avanzati (1,9%).

Si vanno tuttavia profilando diversi fattori di rischio al ribasso. Il primo è il rischio di una spirale protezionistica dei rapporti commerciali tra gli USA e i principali partner. Sul fronte cinese, in particolare, gli ultimi accordi hanno procrastinato l’escalation ma non sono risolutivi delle controversie. Inoltre fattori di rischio per le prospettive di crescita di vari paesi emergenti riguardano il possibile inasprirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Asia. Anche l'evoluzione del sistema di sanzioni alla Russia è un elemento di incertezza da considerare nella valutazione dei risultati dell’analisi.  Alcuni fattori potrebbero influire sulle previsioni presentate in senso positivo, come il provvedimento del Governo cinese che prevede a partire dal primo luglio 2018 la riduzione dei dazi all'import per oltre 650 prodotti del BBF e l’accordo di libero scambio della UE con il Mercosur, in fase avanzata di negoziazione, che punta ad affermare una significativa apertura dell’area attraverso il superamento di molti degli attuali ostacoli commerciali. 
 

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