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In attesa degli effetti della Brexit, il mercato del vino nel Regno Unito (10,8 miliardi di sterline) nel 2017 ha visto un calo dei volumi bilanciato da un aumento dei valori (+1,8% per tutto il settore BWS, e +0,8% per il vino fermo). L'unica categoria ad aver registrato una crescita anche delle vendite è quella degli spumanti: +8,7% nell'horeca e un sorprendente +22,7% nelle vendite al dettaglio. Naturalmente, il protagonista è stato il Prosecco (+23,3% on-trade) a scapito dello Champagne, sceso del 17,6%. Nel gennaio 2017, per la prima volta il prezzo medio della bottiglia ha superato il tetto di 5,5 sterline e a marzo è stato annunciato il maggior incremento di accise sul vino dal 2013, portando la tassa su una bottiglia da 75 cl a 2,16 sterline. 

Tra i Paesi più performanti, la Nuova Zelanda è stata l'unica ad aver ottenuto un segno positivo a due cifre a valore (+13,3% nell'on-trade). Anche se la Francia continua a dominare il mercato, nonostante un calo del 4%. L'Italia si posiziona al secondo posto con una quota di mercato a volume del 24,8%.

Nelle tipologie di vino, i bianchi dominano il mercato a volume con il 53,3% di quota (37,5% i rossi), mentre i rosé spuntano un 9,2%. Tra i vitigni, il Pinot Nero cresce dello 0,4% a volume, mentre il Merlot (33,9% di quota a volume) è il re dei rossi. Il 70% dei bianchi è appannaggio di tre bestseller: Pinot Grigio, Sauvignon Blanc e Chardonnay.

Abbastanza inaspettatamente, è diminuito il consumo al bicchiere, mentre le vendite a bottiglia sono cresciute del 12,2% a valore. Mercato a due velocità nell'off-trade: calo per gli entry level e balzo in avanti per quelli oltre le 6 sterline, in particolare entro la fascia 7-9,99 sterline.

I dati sono stati diffusi dal'Uk Wine Report di Accolade Wines, il principale gruppo vinicolo del Paese. "Il nostro Rapporto annuale ci consente di segmentare il mercato e individuare le migliori strategie di sviluppo del mercato – afferma Andrew Nunney, category shopper and insights director –. Le quattro chiavi del successo sono: sostenere l'abbinamento vino-cibo; lavorare sul packaging diversificando i formati a seconda delle occasioni di consumo; promuovere la conoscenza dei diversi vitigni; utilizzare tutte le opportunità fornite dal successo della mixology".

In allegato e a questo link il rapporto completo, che segmenta i consumatori in otto profili, dai neofiti agli esperti. 

 

 

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