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La pandemia ha rappresentato uno spartiacque da molti punti di vista. La vita sociale, i consumi, le priorità. Le imprese hanno dovuto rivedere strategie e organizzazione. Questo vale naturalmente anche per il settore vitivinicolo. La situazione, le nuove sfide, hanno stimolato riflessioni e analisi. Proprio in questo contesto - la necessità di una "visione" per il futuro - è nato il progetto Vision 2030. Un progetto dove, per la prima volta, manager e imprenditori della filiera vitivinicola "si confrontano apertamente, con assoluta trasparenza e spirito di condivisione, per definire le linee guida attraverso le quali contribuire a rafforzare la competitività del sistema vino Italia anche nel prossimo futuro". Vision 2030 è più di un osservatorio, ambisce ad essere un “luogo” dove si osservano gli scenari, si confrontano le soluzioni, si scelgono le strategie, si monitorano i risultati.

Partendo dall'analisi 'senza sconti' delle fragilità del sistema, per individuare soluzioni concrete. Oggi a Verona è stato presentato il primo documento scaturito da Vision 2030. Imprenditori, manager e professionisti specialisti del settore si sono dedicati per mesi a elaborare una visione per il proprio settore mettendo in campo decenni di esperienze multidisciplinari “Per la prima volta - ha sottolineato Ettore Nicoletto, amministratore delegato del gruppo Bertani Domains e ideatore del progetto - anche alla luce delle veloci evoluzioni dei mercati di questi ultimi anni, compresa l’accelerazione dettata dall’attuale pandemia, il sistema produttivo italiano ha sentito l’esigenza di elaborare analisi e proposte in grado di garantire la competitività del comparto vitivinicolo nazionale, pensando al momento attuale ma proiettandosi anche nel prossimo futuro”.

Vision 2030 ha preso in esame sei tematiche strategiche per il vino italiano:

• Equilibrio tra domanda e offerta (gestione del potenziale produttivo)

• Identità e posizionamento

• Comunicazione

• Enoturismo   

• Sviluppo strategico struttura industria vinicola e M&A

• Formazione e competenze delle risorse umane

A queste sei tematiche sono state aggiunte due appendici dedicate a due fattori strategici per il comparto vitivinicolo italiano: la digitalizzazione e la sostenibilità.

In questo primo documento sono stati riportati i risultati delle Swot Analysis (realizzate attraverso il contributo tecnico- scientifico di Nomisma Wine Monitor) e le relative Proposte di Azione. “Si tratta di una base di lavoro preziosa - ha spiegato Nicoletto - che oggi consente di offrire alla filiera una serie di riflessioni e di proposte concrete che possono essere ulteriormente ampliate grazie al confronto aperto con tutti i soggetti che desiderano dare il loro contributo”.

 Grazie al lavoro di 23 manager ed imprenditori, rappresentanti di diverse realtà (anche in termini dimensionali) della filiera vitivinicola italiana, è stato possibile redigere un documento che raccoglie le considerazioni di chi vive quotidianamente il settore che, con un approccio propositivo, concreto e sistemico, analizza le aree di debolezza e di miglioramento del comparto e studia azioni risolutive. “Non vogliamo assolutamente sostituirci alle organizzazioni professionali - ha precisato Nicoletto - ma riteniamo che mai come oggi manager ed imprenditori del vino devono sentirsi responsabili non solo nella gestione delle loro imprese ma anche nel supporto alla costruzione di politiche e strategie adeguate per garantire la competitività del comparto vitivinicolo anche nel prossimo futuro”.

Nel documento emergono alcune storiche debolezze del settore, dalla estrema frammentazione (se in Nuova Zelanda la superficie media delle aziende vitivinicole è vicina ai 60 ettari, in Australia supera i 20 e in Francia si assesta sui 17, in Italia la media non arriva a 10 ettari; il 70% dei produttori italiani non trasforma annualmente più di 50 ettolitri di vino e tra le imprese industriali, il 76% non fattura più di 2 milioni di euro) alle difficoltà nella valorizzazione (i produttori italiani evidenziano posizionamenti di prezzo più bassi dei competitor, con un Ebitda Margin inferiore di oltre il 45% rispetto a quello delle imprese francesi, 8% la media biennale 2017-18 del settore vinicolo italiano contro il 15% di quello francese).

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Oltre a una fotografia dei consumatori e un'analisi dei punti di forza del sistema Italia - sviluppo del vigneto sostenibile, progressiva digitalizzazione, enorme varietà produttiva, forte immagine del made in Italy - il valore del progetto Vision 2030 sta nella sua estrema concretezza, con la definizione molto dettagliata di una serie di azioni da implementare per tutti i temi affrontati.

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C'è da sperare che il legislatore - a tutti i livelli - accolga l'invito al confronto e metta in atto subito almeno alcune delle azioni proposte.

Qui il documento integrale, che è comunque visibile anche sul sito Vision 20/30.

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