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Inflazione e aumento dei costi stanno mettendo in allarme il mondo di vini e spirits a livello internazionale. In particolare nel Regno Unito e negli Stati Uniti gli operatori si stanno interrogando su quanto gli intermediari possano assorbire per evitare un drastico aumento dei prezzi al consumatore finale.

Nonostante il recente congelamento delle tariffe, la UK Wine & Spirit Trade Association (WSTA) ha dichiarato di essere preoccupata di una impennata dei prezzi nel 2022 per l'intreccioa di una miriade di fattori, dall'aumento dei costi a inflazione e problemi della catena di approvvigionamento.

Il mese scorso l'associazione ha inviato al governo una lettera firmata da 49 aziende britanniche di vino e liquori, avvertendo che "l'aumento dei costi e il caos della catena di approvvigionamento hanno bloccato le consegne di vino e liquori" nel periodo precedente al Natale. Il suo amministratore delegato, Miles Beale, ha invitato i ministri ad aiutare ad alleggerire la pressione sul business durante le feste e oltre. Ad aggravare la situazione vendemmie ridotte in alcune regioni importanti potrebbero intensificare la pressione al rialzo dei prezzi su alcuni vini varietali.

Negli Stati Uniti, Clyde Beffa Jr, co-proprietario della californiana K&L Wine Merchants, ha riferito di costi di spedizione più elevati per i vini provenienti da Europa, Australia e Nuova Zelanda, oltre ai ritardi nei porti. Il costo del trasferimento del vino dalla costa orientale a quella occidentale degli Stati Uniti è aumentato di circa il 20%, ha detto. In Europa si affronta anche il problema della difficolta di reperimento delle casse di legno per le bottiglie di vino: soprattutto Bordeaux lamenta disservizi, la consegna delle casse richiede un mese o due in più, oltre ad avere un costo maggiore.

Non che in Italia vada molto meglio. I prezzi nel settore del vino italiano stanno aumentando, rileva Vinitaly: costi di energia, trasporto, materie prime, bottiglie ed etichette. E il vino, per molte ragioni, sta affrontando un aumento significativo dei prezzi nelle cantine, cioè i vini sfusi. "Il 2017, una delle più piccole di sempre in quantità ricorda Vinitaly, è l'annata che arriva sul mercato per denominazioni di punta come il Barolo o il Brunello di Montalcino". Allo stesso tempo il mercato si è ripreso con grande energia, soprattutto per i vini di alta qualità, di nuovo protagonisti sulle tavole della ristorazione mondiale.

Difficile gestire queste impennate dei costi, soprattutto per i vini di prezzo più basso, che vanno soprattutto alla grande distribuzione (dove la maggior parte delle vendite è tra i 4 e i 5 euro a bottiglia). Inevitabilmente, ricorda sempre Vinitaly, qualcuno deve sostenere questi aumenti di prezzo nella complicata filiera, che dal produttore al consumatore conta vari tipi di intermediari (grossisti, distributori, enoteche, grande distribuzione e ristoranti). Un quadro non nuovo (di cui i leader della GDO italiana hanno recentemente discusso a "Vinitaly Special Edition"), che segnala forti tensioni sui prezzi nel 2022, considerando solo i prezzi dei prodotti sfusi, in netta crescita. Qui una disanima per le varie aree vincole, secondo i dati elaborati da Ismea.

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