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Federvini lancia l’allarme sulle prospettive per i vini, gli spiriti e gli aceti italiani nonostante i significativi trend di ripresa fatti registrare negli ultimi mesi sul mercato interno e sui mercati internazionali.

Il settore si trova ad affrontare una congiuntura negativa di più fattori, a partire dal costo dell’energia e dai prezzi delle materie prime quali lo zucchero (+30%), la carta (+35-40%) e il vetro (+10%). Senza tralasciare l’incognita pandemia che sembra riprendere vigore, ad esempio nel Regno Unito.

A ciò si aggiungono i costi e i rallentamenti delle catene globali di trasporto e logistica, fattore determinante per il settore, strategico per l’export del made in Italy. 

Gli aumenti dei noli di container tra l’Europa e l’Asia a giugno hanno fatto registrare un + 600% con picchi nelle ultime settimane che hanno raggiunto il + 2.000%. 

Nel trimestre in corso, i trasporti hanno aggiunto solo il 4% di capacità extra alle rotte est-ovest rispetto allo stesso periodo dell’anno precedete. Nello stesso periodo la crescita dei traffici è aumentata del 9,5%.

Difficoltà altrettanto importanti si stanno riscontrando nella catena logistica tra Europa e Stati Uniti, mercato di sbocco fondamentale per l’export italiano del settore. Nel complesso, ciò determina rischi estremamente preoccupanti per molte imprese e per l’intera filiera di riferimento.

Sul mercato interno, Federvini registra inoltre ritardi preoccupanti sul fronte delle infrastrutture fisiche e digitali.  Le imprese del Nord-Est, dove si concentra una rilevantissima produzione di vini e spiriti, sono ancora gravemente penalizzate da un sistema viario del tutto insufficiente e ancora in troppe zone del Paese le aziende faticano a realizzare innovazione a causa della mancanza di reti digitali adeguate.

Viviamo un momento molto delicato – dichiara Micaela Pallini, Presidente di Federvini – e non possiamo nascondere l’entità delle minacce che gravano su un settore così rilevante per l’interscambio commerciale del Paese in particolare con gli Stati Uniti, nostro primo mercato di sbocco internazionale. Le Aziende, soprattutto in questo scorcio di fine anno, stanno realizzando in pieno la portata del problema che mette seriamente a rischio la concreta ripartenza di tutto il comparto. In gioco vi sono i fatturati di migliaia di imprese e il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori.”   

 

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