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Quale futuro per gli NFT nel mondo del vino? Gli NFT (non-fungible token) sono il trend tecnologico più in voga del 2021: ma cosa sono esattamente? E perché dopo l’universo artistico e quello musicale anche il settore vinicolo ha iniziato a utilizzarli? 

Una spiegazione tenta di darla Eamonn Forde in un lungo articolo su Decanter dopo aver spiegato che l’NFT nasce di fatto nel 2014 per iniziativa di un artista digitale, Kevin McCoy e di Anil Dash, consulente di case d’asta. Cosa hanno fatto? 

McCoy aveva realizzato con sua moglie un breve video clip che Dash ha pagato 4 dollari: lo aveva acquistato come parte di una demo live al New Museum of Contemporary Art di New York su come monetizzare la grafica.

Il principio fondamentale era dare agli artisti “un maggiore controllo sulla loro arte digitale, ma né McCoy né Dash avevano previsto che corsa all'oro sarebbe diventata” spiega Forde.

Dal mondo dell'arte il fenomeno si è trasferito alla musica e successivamente ad altri ambiti.

NFT sta per "token non fungibile", definizione calzante ma non necessariamente auto esplicativa. Un oggetto "fungibile" è un bene identico ad altri e quindi intercambiabile (ad esempio una moneta).

Quindi "non fungibile" si riferisce a qualcosa di unico mentre "token" può essere qualsiasi oggetto, sia digitale che reale. Potrebbe essere una canzone, un'immagine un video. Oppure un'esperienza.

Gli NFT possono avere un valore culturale (come un'opera d'arte esclusiva o in edizione limitata), ma - ricorda Forse - hanno anche un valore commerciale; in quanto tali, possono essere rivenduti se il mercato determina che il loro valore è aumentato.

Queste vendite avvengono principalmente sulla blockchain di Ethereum, una rete decentralizzata per il trading con Ether, criptovaluta meno diffusa rispetto a Bitcoin.

Gli NFT sono dotati di certificati di proprietà e autenticità: poiché esistono sulla blockchain non possono essere hackerati o clonati, almeno in teoria.

Mentre gli oggetti digitali possono essere replicati e copiati all'infinito, i certificati di proprietà e autenticità no. Questi sono ciò che danno agli NFT il loro vero valore.

NFT e vino: un buon abbinamento? Il servizio di vino online Yahyn ha lanciato  ad aprile quella che ha definito "la prima assegnazione di vino NFT al mondo", in parte allo scopo di offrire più sicurezza ai clienti.

Lo stesso mese, Yao Family Wines ha abbinato il suo vino premium The Chop a un oggetto da collezione digitale NFT, limitato a 200 lotti, con la bottiglia n. 11 (in omaggio al numero indossato dal campione Yao Ming nella sua carriera NBA) con una propria asta speciale.

Sempre ad aprile, BitWine ha creato token di pixel art basati su una vasta gamma di vini celebri, rari e iconici. Ne sono stati creati un migliaio e saranno venduti a rotazione in lotti da 50. E Acker ha lanciato con grande successo la sua prima asta accompagnata da NFT. Per l'uscita di 16 lotti di Domaine du Comte Liger-Belair del 2019, ogni bottiglia è stata abbinata a un NFT che consisteva in un video del conte Louis-Michel Liger-Belair. In totale, i vini sono stati venduti per $ 61.752, ben il 332% al di sopra della stima più bassa.

A maggio, il quotidiano Telegraph ha riferito che Château Darius a Bordeaux vendeva immagini digitali di bottiglie di vino per oltre 300 sterline, con l'intenzione di offrire NFT collegati a ciascuna annata.

Nel luglio scorso Chateau Angélus ha venduto una NFT garantendo la proprietà di una botte di Angélus 2020 insieme a opere d'arte digitali 3D sulle campane utilizzate nelle etichette e sulla confezione.

Questa vendita NFT è significativa in quanto va oltre l'opera d'arte e la provenienza del vino ed include un'esperienza, in base alla quale l'acquirente dell'NFT può visitare il vigneto per monitorare i progressi dalla raccolta dell'uva alla degustazione.

"Offrire i nostri vini tramite un NFT è un'opportunità per noi di essere connessi con i nuovi attori del mercato ed esplorare nuove abitudini di consumo", ha affermato Stéphanie de Boüard-Rivoal, comproprietario e ceo di Château Angélus.

Secondo Forde gli NFT possono essere molto utili al business. Il vantaggio più grande è che possono aiutare a combattere, o almeno a limitare, alcune frodi nel commercio dei vini.

Nel 2016 un rapporto dell'Ufficio per la proprietà intellettuale dell'Unione europea stimava che la produzione di alcolici e vino falsi costasse alle imprese dell'UE 1,3 miliardi di euro all'anno.

Poiché gli NFT sono collegati alla blockchain, sono al sicuro da manomissioni. Con la vendita di un NFT (legato tanto a un prodotto reale quanto a uno virtuale) si ottiene un timbro di autenticità e una garanzia di provenienza che non è possibile avere nelle transazioni “normali”.

L'NFT potrebbe quindi funzionare come una sorta di garanzia di affidabilità. Potrebbe quindi essere esteso in futuro all'acquisto di una quota in una cantina o addirittura ad una quota del raccolto di un determinato anno.

L’NFT in definitiva potrebbe essere il punto di partenza per la creazione di una community. Con infinite possibilità successive per coinvolgere i clienti: dai pareri sulle nuove etichette ai suggerimenti per la creazione di inediti blend.

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