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Il 25% dei giovani consumatori di vino americani (under 30) più di una volta su due nel calice vuole vini italiani. Lo stesso accade per il 15% delle acquirenti donne e per il 12% della platea totale dei consumatori. Il vino made in Italy conferma il suo primato in Usa: ad accertarlo un sondaggio di Wine Spectator, presentato oggi a Verona all’apertura di Opera Wine, il tasting day che tradizionalmente “apre le danze” del Vinitaly e raccoglie più di un centinaio di etichette (per l’esattezza 103 quest’anno) scelte a discrezione della prestigiosa rivista americana.

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Il vino italiano più amato in Usa? È il Brunello di Montalcino (33%), seguito dal Barolo (26%).

Più a distanza Chianti (11%), Amarone (9,5%), Prosecco (3%), Pinot Grigio (2%) e Soave (1%). Il vitigno preferito è il Sangiovese (44%), il Nebbiolo segue con il 29% delle preferenze, mentre i bianchi sono guidati dal big player Pinot Grigio (30%). Per le bottiglie “best value” - a meno di 25 dollari - i wine lovers Usa guardano a Toscana e Piemonte, ma gli under 30 sono interessati alla Puglia e le donne ai vini friulani.

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Per quanto riguarda invece la spesa media il 52% degli intervistati da Wine Spectator ha dichiarato di spendere più di 26 dollari a bottiglia mentre il 39% tra i 26 ed i 50 dollari a bottiglia e il 13% più di 50 dollari.

Il 49% dichiara inoltre di preferire la cucina italiana, cui si aggiunge un 6% che ama pizza&pasta, curiosamente tenuti al di fuori della nostra gastronomia, e quasi altrettanti (43%) sostengono che in generale l’abbinamento migliore a tavola è con i vini italiani.

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In sostanza i due senior editor di Wine Spectator, Bruce Sanderson ed Alison Napjus, hanno confermato come l’America sia ancora un mercato d’elezione per i nostri vini, maturo ma con spazio per ulteriore crescita. Non a caso è uno delle principali destinazioni per le iniziative di Vinitaly International che, ha ricordato Stevie Kim, qui può contare su 63 dei 204 ambasciatori del vino italiano “diplomati” in giro per il mondo. E infatti - ha sottolineato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese - gli Usa sono uno dei due avamposti per la promozione del vino individuati dalla fiera, “il primo in Cina, nel 2020, ed il secondo negli States nel 2022”.

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Nel presentare la nuova edizione di Vinitaly, che si apre domani alla presenza di una folta pattuglia di rappresentanti delle istituzioni, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani ha ricordato lo sforzo di modernizzazione in atto (“la app Vinitaly con un servizio ci geolocalizzazione, e Veronafiere è il primo quartiere fieristico europeo a farlo”) e un portale Business al servizio degli espositori.

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