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Rischio accise per il vino. Domani i ministri delle Finanze dei 28 paesi Ue si troveranno a valutare una proposta della presidenza di turno romena volta a consentire agli Stati membri l’adozione di un sistema unico di tassazione delle bevande alcoliche.

Attualmente vengono applicate la tassazione a volume per le bevande fermentate come vino o sidro fermentato e per i prodotti intermedi, a grado per gli spiriti, a grado plato per la birra: il sistema unico significherebbe di fatto passare tutti i prodotti a grado, il che sarebbe potenzialmente devastante per il vino in molti mercati del nord Europa con il rischio di ulteriore spinta al rialzo per gli spiriti.

Ma ecco come si è arrivati alla proposta della presidenza rumena.

Due direttive fiscali

Ci sono due direttive di base in materia fiscale, la 92/83 e la 92/84: la prima ha definito le strutture delle accise categorie dei prodotti soggetti ad accisa ed i livelli minimi di accisa, la seconda definisce i livelli minimile strutture per il pagamento delle accise. A cui si aggiungono le regole sulla circolazione, inclusi i documenti di trasporto.

I tentativi di modifica

Negli scorsi anni in due riprese la Commissione UE provò a proporre delle modifiche alla 92/83 84, ma entrambe le proposte furono bocciate dal Consiglio UE. Due anni fa sono nate le prime ipotesi di lavoro per una revisione della direttiva 92/84 83. Dopo più di un anno di analisi e interviste nel 2018 fu depositato e reso pubblico uno studio commissionato dalle istituzioni europee: in sintesi emerse che le regole della direttiva non avevano creato intralci alla libera circolazione, che il settore del vino era totalmente contrario alla previsione di regole diverse fra grandi e piccoli produttori e che eventualmente si sarebbe potuto meglio precisare le definizioni di “prodotto totalmente fermentato” in relazione anche alla eventuale aggiunta di aromi in alcuni prodotti a base di fermentato.

L’iniziativa rumena

Poiché l’unanimità necessaria per una modifica della direttiva – perché è materia fiscale – era praticamente impossibile da trovare si è trovato un escamotage. La presidenza di turno a fine gennaio, contraddicendo quel che aveva detto alla prima riunione, ha informato i delegati nazionali che intendeva elaborare una proposta di documento. Di fatto questa soluzione consente di lavorare senza esigenza di unanimità, ma in caso siano adottate delle decisioni, resteranno come linea guida per la commissione che sarà nominata dopo la consultazione elettorale di fine maggio.

Parametro fiscale unico

Nel documento si prevede che gli Stati membri possano definire a livello locale un unico parametro fiscale per le diverse categorie di bevande alcoliche (a litro di prodotto o a grado), a condizione che nel passaggio non sia diminuita per nessuna categoria il livello di accisa applicato attualmente e ci sia una scalarità in caso di tassazione a grado (paga di più la gradazione superiore). È prevista inoltre la possibilità di fissare parametri ridotti a seconda della dimensione delle aziende: “small wine producers” (non più di 20mila ettolitri); “small other fermented beverages producers” (non più di 15mila ettolitri prodotti e non più di 0,2% di alcol aggiunto);“small intermediate producers” (produzione totale di non più di 50 Hl di questi prodotti all’anno); prodotti alcolici utilizzati nella produzione di cibi.

Cosa accadrebbe per l’export nel Regno Unito

Per verificare i potenziali effetti di una decisione di questo tipo Federvini ha eseguito una simulazione sul mercato del Regno Unito, primo mercato in valore per l’export italiano di vino. In pratica è emerso che - tenuto conto dell’attuale accisa di 2,23 sterline - la nuova imposizione porterebbe le accise a 6,09 sterline per una bottiglia di vino fermo 15° o 5,07 sterline per un vino fermo 12,5°. Ciò significa che la bottiglia di vino più economico in Uk raddoppierebbe il prezzo al consumo, da 5,60 a 10 sterline.

Aumenti di accisa da 2,86 a 4,04 sterline per i vini frizzanti - un bel freno per il Prosecco che spopola sul mercato britannico - e raddoppi anche per le accise del vini fortificati.

I rischi sui mercati del Nord Europa

La simulazione ovviamente non tiene conto dell’effetto Brexit ma consente di focalizzare bene la dimensione del problema ove questa scelta fosse operata in Svezia, in Finlandia o nell’Europa dell’Est (a dicembre scorso, al termine del suo turno di presidenza l’Estonia aveva presentato un pamphlet contro l’alcol).

A questo impatto sul vino, a dir poco dirompente, si andrebbe ad aggiungere un altro problema: nei Paesi che dovessero applicare il sistema unico sulla gradazione, potremmo vedere aumentata anche l’accisa sugli spiriti.

Le posizioni dei Paesi

“Siamo convinti che l’Italia si esprimerà contro - commenta il direttore generale di Federvini Ottavio Cagiano de Azevedo - Spagna e Portogallo sono sulla stessa lunghezza d’onda e contiamo su una sensibilità analoga da diversi altri Paesi, ma occorrerà battere con energia i pugni sul tavolo proprio in ragione della procedura scelta”.

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