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Dalla messa al bando delle pratiche commerciali sleali all’Omnibus e la Pac post 2020: a Bruxelles è tempo di bilanci. La legislatura europea che si concluderà a maggio 2019 con l'elezione del nuovo Parlamento Ue ha profondamente cambiato il profilo della Politica agricola comune, forse come non era mai successo in precedenza.  

All'iniziativa organizzata da Paolo De Castro, primo Vice Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo hanno partecipato il responsabile del dipartimento agricoltura del Pd on. Nicodemo Oliverio, i Capogruppo Pd della Commissione agricoltura di Camera e Senato, Maria Chiara Gadda e Mino Taricco, i membri delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato, i presidenti delle organizzazioni dei produttori e delle cooperative, le associazioni di categoria del settore agroalimentare, rappresentanti dell'industria alimentare e gli assessori regionali all’agricoltura e i neo presidenti di Federalimentare e Coldiretti, Ivano Vacondio e Ettore Prandini. Per De Castro, la legislatura che si sta per concludere "va vista come un anno cerniera considerando che il futuro Parlamento europeo avrà di fronte altre sfide importanti ma con una situazione più chiara sotto il profilo istituzionale". 

Pac 2020

"Per la riforma della Pac post 2020 - ha spiegato il primo vice presidente - abbiamo bisogno di tempi più lunghi e per questo dobbiamo prorogare l'attuale Politica agricola europea per almeno due anni. Senza contare che dovremo esaminare i quasi 7000 emendamenti presentati alla proposta di riforma della Pac. Inoltre, non possiamo decidere al buio, ci sono ancora troppo punti interrogativi. In primo luogo dobbiamo capire come andrà a finire la vicenda Brexit. Abbiamo lavorato per un accordo che prevede lo status quo negli scambi agroalimentari tra le due sponde della Manica, salvaguardando il riconoscimento delle indicazioni geografiche ma di fronte al rischio di un 'no-deal' bisognerà vedere come continuare a proteggere i nostri produttori”. Sulla Pac 2020 De Castro ha insistito anche sul fatto che "abbiamo bisogno di conoscere i contenuti del quadro di programmazione finanziaria Ue 2021-2027 perché la Pac non può e non deve diventare il salvadanaio per le altre politiche europee. Sulla questione dei contenuti della riforma infine, non siamo meno preoccupati: l'attuale proposta è impostata sulla negoziazione diretta tra Esecutivo Ue e Stati membri, svuotando la Commissione agricoltura del Parlamento europeo delle sue competenze in materia di riforma della Pac. Non solo. Anche le Regioni rischiano di essere messe fuori gioco, e al rischio di rinazionalizzazione dell'agricoltura si aggiunge quello di una centralizzazione delle decisioni a livello nazionale". Sul pericolo di rinazionalizzazione è intervenuto anche il vicepresidente di ComAgri sottolineando che “da una parte ci potrebbe piacere questa flessibilità, ma dall'altra ci terrorizza per l'impatto delle amministrazioni che dovranno gestire e decidere cosa fare. Ci sono talmente tante ansie e preoccupazioni che molti degli emendamenti sono di rigetto. Quindi, il malessere è forte, anche perché dietro questa rinazionalizzazione ci potrebbe essere una decisa riduzione degli stanziamenti e la possibilità per gli Stati membri di decidere cosa finanziare”. Una prospettiva che potrebbe portare ad una spaccatura in Europa.

Ex Omnibus

Ma il 2018 è stato soprattutto l'anno dell'entrata in vigore della riforma di metà percorso della Pac (ex Omnibus) che ha gettato le basi della futura Pac, avviando una gestione più semplici per aziende e amministrazioni nazionali. Le nuove norme hanno anche confermato il principio che identifica gli agricoltori ‘veri’ quali beneficiari degli aiuti e li dota di strumenti più accessibili per proteggersi dal rischio climatico e dai crolli improvvisi di reddito. “Con il Regolamento Omnibus - sottolinea De Castro - non abbiamo dimenticato i giovani agricoltori sotto i 40 anni che in numero sempre maggiore ora tornano alla terra portando nuova linfa al settore, i nostri produttori possono inoltre attivare gli aiuti accoppiati alla produzione in funzione anticrisi, oltre a rafforzare la loro posizione contrattuale nella filiera agro-alimentare. La Corte di Giustizia dell'Ue ci ha seguito facendo chiarezza, con una sentenza, sulle deroghe al diritto della concorrenza di cui le Op e le loro associazioni possono godere secondo i Trattati”.

Pratiche commerciali sleali

“Sul divieto delle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare, siamo fiduciosi ma prudenti - ha spiegato De Castro -  al tavolo della trattative ci saranno per la prima volta la presidenza dell’Ue uscente austriaca e quella rumena entrante oltre alla Commissione europea. I negoziatori sanno che il Parlamento non può accettare la proposta di direttiva dell’Esecutivo, che si limita a garantire le aziende che realizzano un fatturato fino a 50 milioni o poco più, lasciando gli altri privi di tutela. Abbiamo bisogno di una soglia d’applicazione molto più ambiziosa, ribadendo un netto no a pratiche come la cancellazione last minute degli ordini, i ritardi nei pagamenti ai fornitori, le modifiche unilaterali dei contratti, i mancati pagamenti ai fornitori per la merce invenduta”. Va detto inoltre, che il compromesso sul tavolo, oltre a fissare un’armonizzazione minima nell’Ue sul campo d’applicazione della direttiva, prevede che gli Stati membri possano innalzare la soglia minima di fatturato e aumentare il numero di pratiche sleali a livello nazionale, anche se il Parlamento europeo ha già raddoppiati quelle previste originariamente nella proposta della Commissione europea.

“In questi cinque anni - ha concluso De Castro - i consumatori non sono stati dimenticati e continuano ad essere al centro delle nostre preoccupazioni: dal cercare di avvicinarli nuovamente agli alimenti e ai valori della Dieta Mediterranea, al favorire un'etichettatura nutrizionale in grado di informali e non di condizionarli nelle loro scelte”.

 

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