Itinerari

Federvini consiglia i posti da visitare e gli itinerari da seguire per apprezzare ogni sfumatura dello stile di vita mediterraneo.

Steso ai piedi delle prime colline dell’Appennino, ecco il piccolo borgo di Sala Baganza, che lega la propria storia alla Rocca Sanvitale, costruzione situata nel cuore dell’abitato e con un passato importante, poiché svolse un ruolo di primaria importanza nel sistema difensivo dei castelli parmensi. 

Nella lunga e stretta valle del torrente Baganza, che si sviluppa alle spalle di Langhirano e Torrechiara, il paesaggio collinare, tra i 220 e i 300 metri sul livello del mare, è naturalisticamente di pregio e costellato da numerosi vigneti. Famosi soprattutto quelli di Arola, San Michele Tiorre e Maiatico. La produzione vitivinicola, dotata di notevole prosperità, costituisce una componente rilevante e distintiva dell’economia del territorio, fin dai primi secoli dell’Impero romano, quando molti coloni si stanziarono in questa zona con numerosi insediamenti agricoli. Grazie alle caratteristiche del terreno e alle dolcissime condizioni climatiche, la cultura del vino è sempre stata forte, in particolare nel Settecento e nell’Ottocento, incentivata dalle capacità imprenditoriali della nobiltà dell’epoca. Ancora oggi si coltivano uve che permettono di produrre vini di qualità e apprezzati, come il Lambrusco di Arola, un rosso dalla schiuma irruente, colore pieno e deciso e profumo di viola, e la Malvasia di Maiatico, un bianco frizzante e particolarmente aromatico.

Parco regionale dei Boschi di Carrega

A soli due chilometri da Sala Baganza, si trova l’area protetta del Parco regionale dei Boschi di Carrega, che accoglie il Casino dei Boschi e la Villa del Ferlaro.

Istituito dalla Regione Emilia-Romagna nel 1982, il Parco si estende su una superficie di 1270 ettari di terreno. Un tempo riserva di caccia dei Farnese e, quindi, dei Borbone, appartenne al patrimonio della Corte fino a Maria Luigia d’Asburgo, che lo prediligeva nei periodi estivi. Passato al Demanio con l’Unità d’Italia, nel 1881 venne donato dai Savoia ai principi Carrega di Lucedio, che lo cedettero, progressivamente, e dopo alterne vicende, in buona parte alla Regione. Il terreno degrada in una serie di terrazzi fluviali, che, erosi da piccoli corsi d’acqua, hanno creato calanchi nella parte più alta. Il microclima fresco e umido ha favorito la crescita di una vegetazione spontanea, composta soprattutto da querce, carpini bianchi, ornielli e castagni, oltre che pini, abeti e boschi di faggi. Sono presenti anche essenze esotiche, come il cedro del Libano, o d’Oltreoceano, quali gli abeti del Canada e le sequoie del Nord America, fatti portare a Parma per volere della duchessa Maria Luigia e dislocati nella parte centrale vicina alla residenza ducale.

Per la forte presenza di rivoli d’acqua e laghetti, la fauna si arricchisce di numerose specie di rettili e anfibi, tra cui la testuggine d’acqua autoctona, oltre che di una variegata presenza di uccelli, di cui si possono contare ben 65 specie, tra cui lo sparviere. Popolano i Boschi di Carrega anche mammiferi di piccola e grossa taglia come donnole, tassi, faine, scoiattoli, volpi, cinghiali e caprioli.
Al centro del Parco sorge, circondato da un prato all’inglese, il Casino dei Boschi (oggi sede dell’Ente Parco), splendido edificio neoclassico, realizzato su progetto dell’architetto francese Ennemond-Alexandre Petitot nel 1789 e successivamente ampliato, con una lunga ala di servizio sul retro, interamente porticata, per volere di Maria Luigia, che fece erigere anche la vicina Villa del Ferlaro in stile tardo-impero tra il 1828 e il 1831 (oggi di proprietà privata).

La Pieve di Talignano

Ai margini dei Boschi di Carrega, si trova la Pieve romanica di Talignano, dedicata a San Biagio. La piccola chiesa, eretta intorno al 1200 e documentata nel 1230, era una cappella annessa a un ospizio per i pellegrini, che percorrevano un itinerario secondario della Via Francigena. Oggetto di rifacimenti nel Cinquecento e nel Settecento e riportata alle linee originarie nella prima metà del XX secolo, ospita interessanti affreschi all’interno e, nella lunetta esterna del portale d’ingresso, il rilievo di San Michele che pesa le anime, uno dei rarissimi esempi in Italia di psicostasi, ossia di pesatura dell’anima del defunto durante il Giudizio Universale, d’epoca romanica.

Info: www.museidelcibo.it

 

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