Studi e Ricerche

Una consumer base e un interesse da parte dei consumatori per il vino bio che continua ad aumentare sia in Italia sia all’estero, superfici vitate bio in crescita così come le vendite in Gdo. È quanto emerge da Vino bio: trend & sfide, evento promosso da FederBio e AssoBio e curato da Nomisma-Wine Monitor, che si è tenuto oggi a Vinitaly 2022 e che ha evidenziato il posizionamento e le prospettive di sviluppo del vino bio made in Italy in Italia e all’esteroIl tutto attraverso la realizzazione di un’indagine ad hoc che ha coinvolto 800 consumatori italiani di vino e una ricognizione dei dati sui mercati internazionali grazie al contributo informativo della piattaforma www.ita.bio curata da Nomisma per Ice Agenzia e FederBio.

In Italia nel 2021 le vendite di vino biologico nel canale off-trade(Iper+Super+Lsp+Discount) hanno raggiunto i 46,5 milioni di euro mettendo a segno un +3,7% rispetto al 2020, un dato sostanzialmente in linea con le tendenze che hanno interessato il vino convenzionale.

Emergono tendenze differenti fra le diverse tipologie. Secondo i dati NielsenIQ, a trainare le vendite di vino bio in Italia sono infatti i vini fermi&frizzanti, che, con 40,1 milioni di euro nel 2021, pesano per l’86% sul totale vino bio venduto nel canale retail: +4,5% rispetto al 2020, un trend decisamente migliore rispetto a quello che ha interessato nello stesso periodo i vini fermi&frizzanti non a marchio bio (-0,2%).

Degno di nota è poi l’e-commerce: nonostante l’online rappresenti appena il 2% del canale off-trade e le vendite abbiano decelerato rispetto al boom del 2020, gli acquisti online continuano a crescere a doppia cifra (+13,4% rispetto al 2020) e ad orientarsi su prodotti di fascia di prezzo superiore. Il differenziale rispetto al vino bio venduto negli scaffali di iper e supermercati è difatti del 10%.

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Quali sono i vini bio più apprezzati dal consumatore italiano? Il Prosecco è il vino bio più venduto in iper e super: oltre 5 milioni di euro di vendite nel 2021. Seguono due rossi fermi - Nero d’Avola (2,9 milioni di euro) e Montepulciano d’Abruzzo (2,6 milioni di euro) - e poi Pecorino (1,9 milioni di euro) e Chianti (1,7 milioni di euro).

 

La sostenibilità rappresenta un fattore chiave nelle scelte di acquisto in ambito food & beverage dei consumatori italiani: accanto alla ricerca di italianità delle materie prime e dei prodotti (requisito molto importante per il 43% dei responsabili degli acquisti di prodotti alimentari), la sostenibilità si conferma infatti un elemento imprescindibile tra i valori che supportano gli acquisti (29%) con specifico riferimento alla presenza del marchio bio (27%). 

In questo contesto l’interesse per il biologico va oltre il food: prosegue infatti la crescita della consumer base anche per il vino. L’indagine ha evidenziato come gli italiani che hanno avuto almeno un’occasione di consumo di vino biologico nell’ultimo anno è oggi pari al 51%. La percentuale è in continua crescita (nel 2015 era pari al 17%), grazie al forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio valori più elevati rispetto ai vini convenzionali.

Si pensi in primis al metodo produttivo maggiormente rispettoso dell’ambiente rispetto a quanto accade per il vino convenzionale: aspetto riconosciuto sia dal 72% degli user che dal 58% dei non user; a questo fattore si aggiungono le maggiori garanzie di sicurezza percepite grazie ai controlli previsti dal disciplinare (60% tra gli user), a cui si aggiunge un alto riconoscimento di qualità che non solo arriva dall’esperienza diretta dei consumatori (49%) ma che è percepito anche tra chi non ha avuto esperienze di consumo.

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Per tutti questi motivi, ben l’86% dei wine user bio è disposto a riconoscere un differenziale di presso per un vino bio.

I canali preferiti per l’acquisto di vino bio rimangono iper e supermercati (46%), seguiti dalle enoteche (19%), dagli acquisti diretti dal produttore/in cantina (15%) e dai negozi alimentari specializzati in prodotti biologici (10%); la quota di consumatori che acquista vino bio soprattutto online raggiunge l’8%.

Infine, un elemento che risulta trasversale sia tra gli user che tra coloro che non bevono vino bio è la necessità di avere maggiori informazioni per valutare valori e caratteristiche distintive dei vini a marchio biologici: tra gli user di vino bio, ben 1 su 3 lamenta di non avere informazioni sufficienti, quota che sale al 54% tra coloro che non hanno mai consumato vino bio.

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Il vino biologico è un fenomeno - almeno sul fronte produttivo - tutto europeo: l’Unione Europea - con 398 mila ettari nel 2020 - rappresenta ben il 79% della superficie vitata bio del mondo. La leadership dell’Europa si segnala anche attraverso l’incidenza delle superfici vitate bio sul totale, che nel 2020 ha superato il 12% a fronte di una quota mondiale del 7%. In tale scenario l’Italia (117 mila ettari di vite con metodo biologico) detiene, insieme alla Francia, il primato per incidenza di superficie vitata biologica: 18% del totale. La concorrenza europea è però agguerrita: nel giro di un decennio le superfici bio in Italia sono cresciute del +125% (2020 vs 2010) contro il +129% degli spagnoli e ben il +171% messo a segno dai cugini francesi.

Se si va a vedere l’interesse da parte dei consumatori per i vini a marchio biologico, si nota come la domanda potenziale sia davvero enorme e coinvolge tutti i principali mercati mondiali. A testimoniarlo sono i risultati di alcune indagini che Nomisma ha condotto - negli ultimi due anni - sui consumatori di diversi mercati con lo scopo di mappare i comportamenti di consumo di vino e tra questi anche il ruolo rivestito dal bio. E se nel Regno Unito (quinto mercato per consumi di vino al mondo), il 29% dei consumatori pensa che i vini biologici saranno tra i trend di consumo dei prossimi 2/3 anni, tale quota sale al 35% in Cina per arrivare, addirittura, al 46% negli Stati Uniti.

 

 

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