Studi e Ricerche

In occasione di Vinitaly, Ismea ha fotografato la situazione della filiera vitivinicola del nostro Paese, riepilogando le informazioni in una infografica che qui riportiamo

«Nell'export - ha recentemente detto il direttore generale di Ismea Raffaele Borriello, in occasione convegno sul mercato del vino promosso da Alleanza Cooperative Agroalimentari - registriamo incrementi in valore del 3,3%, per un totale di 6,2 miliardi di euro, ma il quantitativo di vino esportato, circa 20 milioni di ettolitri, è diminuito dell'8% circa. Siamo ritornati in termini di quantità indietro di dieci anni e abbiamo perso il 10% in Germania, il 6,4% in Svizzera, il 19% in Francia. Senza contare che nel 2018 la Spagna ha fatto il pieno sui vini sfusi, e la Francia e gli Stati Uniti conservano i due posti più alti nella classifica globale della produzione dei fine wine, la fascia top di mercato».

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L’Italia tallona la Francia come produttore ed esportatore mondiale di vino con indici in costante aumento. Nel 2018 la produzione è cresciuta del 29% attestandosi su 55 milioni di ettollitri; le esportazioni, quasi 20 milioni di ettolitri, sono incrementate del 3,3% per un controvalore di 6,2 miliardi di euro.

il nostro Paese mantiene il secondo gradino del podio dei maggiori fornitori mondiali, alle spalle della Francia. Un ruolo frutto della crescita robusta delle esportazioni nell’ultimo decennio (+70% l’incremento in valore dal 2008), consolidata anche nell’anno appena trascorso (+3,3% l’export in valore). A trainare le esportazioni del settore, lo scorso anno, sono stati i vini Dop con un aumento del 13% in volume e del 12% in valore, a fronte di una battuta d’arresto degli Igp (-23% le quantità e -15% il giro d’affari), e di volumi inferiori per i vini comuni (-22%).

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Anche sul fronte dei consumi interni, i vini e soprattutto gli spumanti fanno registrare un andamento positivo essendo stati tra i pochi prodotti che hanno mostrato, nel 2018, un deciso segno più negli acquisti delle famiglie: + 5,4% la spesa degli spumanti e+ 4,6% i vini fermi.

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Sul prossimo futuro pesa la prospettiva di una Brexit senza accordo, in un mercato importantissimo specie per le cantine del Nord Est. Secondo le elaborazioni Ismea, con 336 milioni di euro e una quota del 47% del mercato, prosecco e spumante tricolore hanno scalzato nel Regno Unito lo champagne francese, posizionandosi al primo posto tra le bollicine acquistate oltre Manica. Sui vini fermi l’Italia è, invece, al secondo posto tra i principali Paesi fornitori, ma in questo caso il divario tra la sua quota di mercato e quella detenuta dai produttori extra europei, come Nuova Zelanda, Cile e Australia, è meno netto e potrebbe alimentare un effetto sostituzione.

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