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Primi segnali incoraggianti dai mercati esteri con l'aumento del 2,6% delle vendite.

L'industria alimentare italiana rialza la testa.
Le sue ormai note doti anticicliche hanno consentito alle imprese di reggere meglio di altri settori l'urto della crisi, ma l'andamento 2009 è stato comunque ad alta tensione. 
Il 2010 si è aperto però con i primi segnali confortanti che stanno mettendo in luce le qualità dell'alimentare made in Italy.  L'alimentare rappresenta in Italia il secondo settore manifatturiero e grazie a molti marchi storici è riuscito nel tempo ad imporsi sui mercati globali.
Tuttavia, il settore sta ritrovando la voglia di innovare per riprendere il cammino dello sviluppo.  La leva chiave resta quella dell'export.
I consumi interni infatti non sembrano aver arrestato il loro declino. 
Anzi dopo il calo dell'1,4% registrato nel 2009 anche nel primo bimestre 2010 hanno fatto registrare un'ulteriore flessione del 2,3 per cento. 
La strada obbligata resta quindi quella dell'export che dopo aver chiuso il 2009 con un pesante -4,9%, nei primi mesi 2010 sta invece fornendo segnali confortanti. Secondo i dati forniti da Federalimentare infatti le spedizioni a inizio 2010 hanno fatto registrare un positivo più 2,6 per cento. 
E la "riscossa" è guidata da tre settori cardine del made in Italy alimentare: il vino, i prodotti lattiero-caseari e la pasta.
Dati positivi ai quali si aggiungono - con qualche distinguo - anche quelli relativi al settore oleario.  Capofila della ripresa è quindi il vino made in Italy che a gennaio 2009, e su base annua, ha fatto registrare una crescita del 8,2 per cento. 
Un dato importante innanzitutto perché riguarda la prima voce dell'export alimentare italiano (per un valore di circa 3,5 miliardi di euro l'anno) e, in secondo luogo, perché ribalta il calo in valore registrato dalle esportazioni nel corso del 2009 (-5,5 per cento). 
«Risultati positivi determinati da diversi fattori - spiega il direttore di Federvini, Ottavio Cagiano de Azevedo -. Sul nostro principale mercato di sbocco, ovvero gli Usa, stanno avendo un ruolo decisivo l'alleggerimento del cambio euro-dollaro e lo sblocco dell'export del Brunello che era stato rallentato in seguito all'inchiesta avviata nel 2008 dalla Procura di Siena sul Brunello "taroccato". Più in generale stiamo raccogliendo risultati positivi degli investimenti sulla promozione e sulla razionalizzazione distributiva effettuati da molti produttori italiani nel periodo di crisi».

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