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La Commissione europea ha deciso di non estendere le misure di difesa commerciale sui pannelli solari provenienti dalla Cina. Dopo essere stati in vigore per quasi cinque anni, le misure antidumping e antisovvenzioni dell'UE sui pannelli solari dalla Cina sono scadute a mezzanotte di lunedì 3 settembre. Una decisione che tiene conto anche dei nuovi obiettivi dell'UE in materia di energie rinnovabili.

I produttori di vino possono così tirare un sospiro di sollievo. Perché? Perché questo dazio era utilizzato dalle autorità cinesi come arma ricattatoria per fare pressioni sull’Europa, in particolare su Francia e Italia, in materia di importazioni vinicole. Una vicenda che risale al 2013, quando l'UE aveva dapprima imposto misure antidumping e antisovvenzioni a dicembre per un periodo di due anni. Questi sono stati poi rinnovati a marzo 2017 per un periodo di soli 18 mesi, rispetto ai soliti cinque anni.

Nella sua decisione del marzo 2017, la Commissione mirava a trovare un equilibrio tra gli interessi degli utenti, degli importatori e dei produttori di pannelli solari dell'UE. La Commissione voleva anche garantire che i consumatori dell'UE potessero acquistare pannelli a prezzi vicini al livello del mercato mondiale. Dopo aver consultato gli Stati membri, la Commissione ha deciso, in via eccezionale, di estendere le misure per 18 mesi come compromesso tra gli interessi in concorrenza. Il livello delle misure è gradualmente diminuito nel tempo per consentire ai prezzi delle importazioni nell'UE di allinearsi progressivamente ai prezzi del mercato mondiale.

La reazione cinese non si era fatta attendere. Già nel giugno 2012 il ministero del Commercio estero della Repubblica Popolare Cinese (Mofcom) aveva sottoposto al Governo la pratica di avvio di un’indagine conoscitiva sul settore vino, in particolare su quello proveniente dall’Unione europea. Il sospetto era che il commercio fosse viziato da dumping. Da quanto emerse da fonti ufficiose, nel mirino del ministero sarebbero stati in realtà gli aiuti comunitari dati per la promozione, previsti dall’Ocm vino per tutti i Paesi terzi. L’indagine conoscitiva sarebbe stata sollecitata dall’industria vinicola locale, preoccupata dal crescente ritmo delle importazioni di vino estero in Cina. Ma alcuni osservatori già allora avevano suggerito che l’indagine antidumping sul vino potesse essere una sorta di “ripicca” alla simile indagine promossa dall’Unione Europea tra febbraio e marzo scorsi sulle importazioni dalla Cina di pannelli e vetri solari. L'indagine cinese sui vini era poi stata chiusa nel 2014, ma sul comparto enoico europeo continuava a pendere la "spada di Damocle" delle misure antidumping sui pannelli solari.

Ora la Commissione ha osservato che, a distanza di cinque anni, la situazione del mercato non è cambiata nella misura da giustificare un'ulteriore estensione delle misure oltre i previsti 18 mesi. Ha pertanto respinto la richiesta dell'industria UE di un'inchiesta di riesame in previsione della scadenza.

 

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