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Dal prossimo 11 maggio, la legge 164/1992 cesserà di esistere (insieme al Dpr 12 luglio 1963, n. 930 (la prima legge sui Doc del dopoguerra), che sino ad ora “aveva resistito”), sostituita dal Decreto Legislativo n. 61 dell’8 aprile 2010, ovvero la nuova cornice normativa che regola gran parte del mondo enologico italiano, che, a ben guardare, arriva con quasi 3 mesi di ritardo sulla scadenza, il 29 gennaio 2010, prevista dalla legge delega n. 88/2009 (articolo 15).
Un passo importante, almeno giudicato tale dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, ma che, in realtà, continua a far discutere. Questo nuovo testo legislativo rischia di essere “la “legge” vinicola più autolesionista, più costosa e complicata al mondo - spiega Armando Botteon, da trenta anni curatore della rivista “Legislazione vinicola” - che andrà a pesare sul già affaticato budget del mondo vinicolo onesto, del miglioramento vero della qualità e dei consumatori, creando nuove difficoltà”.
Le obbiezioni mosse da Botteon sono principalmente rivolte all’impianto del sistema dei controlli che “a differenza del resto d’Europa ha recepito i controlli in forma sistematica e non a campione o a scandaglio, come pure le direttive europee avrebbero permesso, finendo con il pesare decisamente sulla gestione aziendale in una sorta di corsa alla complicazione, piuttosto che alla semplificazione, tanto decantata da più parti. Il sistema di documentazioni basato sullo Schedario Vitivinicolo, infatti, è sì una semplificazioni, ma teoricamente positiva, perché è un sistema che dipende tutto dalla efficienza di chi lo gestisce, vale a dire di coloro i quali negli ultimi anni hanno creato quella organizzazione informatica sulle dichiarazioni di produzione che tutti ben conoscono e che - aggiunge Botteon - da quando esiste, non consente più di avere dati statistici aggiornati e completi sulla produzione nazionale”.

 

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