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L’export delle bevande alcoliche italiane è stato caratterizzato, finora più dai volumi che dal valore. Sembra però che il trend stia cambiando in modo deciso. Questo è per lo meno quello che ci dicono i dati della prima parte del 2018, nonostante il quadrimestre gennaio-aprile sia stato caratterizzato da variabili politico-economiche rilevanti sia locali (il nostro voto politico), sia internazionali (tensioni nel commercio internazionale, andamento altalenante dei cambi delle valute). 

Per ciò che concerne il mercato vitivinicolo, nei principali mercati la crescita a valore è stata decisamente superiore rispetto alla crescita a volume: Polonia (+34% a valore; + 13% a volume), Giappone (+6% a valore; -4% a volume), Cina (+7,7% a valore; -1,9% a volume); Germania: (+5,5% a volume; -8,8% a valore) danno una chiave di lettura molto chiara. Le eccezioni sono rappresentate da Gran Bretagna (dove però la contrazione a valore è decisamente più contenuta rispetto ai volumi: -4,9% contro un -11,7%) e Canada (stabilità per ciò che concerne i valori e contrazione del 3,9% a volume, dove tuttavia va considerato l’effetto attesa per l’entrata in applicazione dell’accordo CETA). Discorso a parte per gli USA con una crescita parallela a valore e a volumi (5% vs 6%).  

Nel dettaglio si registra nei diversi mercati un’ottima performance di crescita a valore dei vini DOP (+17% negli USA, +10% in Canada, +3,65% in Cina) a fronte di una frenata dei vini frizzanti (-22% in Canada, -18% in Giappone).

Profili analoghi si registrano per le acquaviti ed i liquori anche se con dei numeri meno netti: mentre negli Stati Uniti l’export a volume è cresciuto decisamente rispetto al valore (+50% rispetto ad un +30%), paesi come Giappone, Cina e Germania hanno visto privilegiare decisamente la crescita a valore. Il primo ha segnato una performance notevole sia a volume che a valore (+48% e +70%) mentre gli altri due paesi, a fronte di un evidente calo dei volumi hanno tenuto in termine di valore (-27% a volume per la Cina contro +1,75 a valore; -18,11% a volume per la Germania contro un -1,4 a valore). Caso a parte il Regno Unito dove le conseguenze della Brexit si sono fatte sentire (-22,7% a volume e -7% a valore).

Gli aceti hanno rafforzato la percezione della qualità presso i consumatori in mercati quali Giappone (+6% a valore contro un +2% a volume) e Germania (-2% a volume contro un +16% a valore) mentre effetto Trump e Brexit hanno influenzato USA e Gran Bretagna. 

 “Si tratta di dati su cui vale la pena riflettere” ha commentato Sandro Boscaini, Presidente di Federvini “perché mostrano come il comparto stia ottenendo una decisa attenzione alla qualità delle proprie produzioni. E’ proprio questa la chiave per rimanere competitivi sul mercato, consolidando le posizioni raggiunte nelle nazioni mature e puntare con rinnovata fiducia nei paesi a maggiore crescita. Per questo è necessario agire facendo squadra e operando a livello di sistema per comunicare l’immagine di qualità del Paese e delle nostre produzioni; e per rafforzare un modello commerciale internazionale aperto e privo di barriere”. 

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