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Le guerre commerciali sono destinate a monopolizzare il nostro prossimo futuro? All'indomani di un nuovo showdown tra Usa e Cina (oggi sono entrati in vigore dazi del 25% decisi dall'amministrazione di Donald Trump su 818 prodotti industriali e tecnologici cinesi per un valore di 34 miliardi di dollari di importazioni, mentre Pechino fa contemporaneamente scattare altrettante sanzioni su 545 prodotti made in Usa - da beni agricoli a veicoli) arriva un interessante studio della Commissione europea. È stato infatti pubblicata una esaustiva indagine sulle barriere commerciali che si incontrano nei principali mercati di destinazione. Qui si può scaricare l'intero report.

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I settori del vino e bevande spiritose sono spesso soggetti a ostacoli normativi e tariffari in diversi Stati e sono quelli più esposti ai rischi di misure di tipo protezionistico, tuttavia il settore è al secondo posto tra quelli per i quali sono state rimosse alcune barriere nel 2017. Nel settore agro-alimentare all'incirca metà del valore degli scambi potenzialmente affetti da misure restrittive lo è a causa di norme cinesi mentre un altro 30% ha a che fare con restrizioni in Russia.

Ecco il numero di nuove barriere introdotte nel 2017 dai vari Paesi:

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Bruxelles ha calcolato che le nuove barriere commerciali registrate nel 2017 hanno effetto su esportazioni europeee del valore di 23,1 miliardi di euro, circa l'1,2% di tutto l'export Ue.

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Nell'anno sono state riportate 67 nuove barriere, 45 delle quali sono state oggetto di trattative tra la ue e i Paesi coinvolti. Alla Russia spetta ancora il primato delle restrizioni, seguita a ruota da Cina, Indonesia e India. La Cina, la Russia, il Sud Africa e l’India sono gli Stati che presentano le barriere commerciali più vistose. L'esito delle trattative ha comunque portato a una serie di soluzioni. 

In particolare:

  • in Brasile è stata ottenuta l’esenzione per le bevande spiritose, a base di cereali, di inserire un messaggio sanitario di allerta sull’etichetta.
  • -il Canada, nell’ambito del CETA, sta effettuando verifiche sulla rimozione di mark up provinciali e sui canali commerciali che distinguono la produzione domestica da quella importata.
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