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Dopo 88 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo, l’Italia ha un nuovo Governo. Meno di due mesi fa i due leader dei partiti che da oggi guideranno il Paese si erano espressi con parole di grande attenzione per il settore vinicolo, in occasione delle rispettive - e rigorosamente separate - visite a Vinitaly. “Il vino in un nostro Governo avrebbe grande attenzione, i produttori sono i veri ambasciatori dell’Italia nel mondo, la rappresentano al meglio, e dobbiamo spingere il più possibile questo comparto perché dà valore aggiunto a tutto il Belpaese. Ed è anche uno strumento di dialogo”, aveva dichiarato, in un’intervista a WineNews, Luigi Di Maio oggi vicepresidente del Consiglio e Ministro dello Sviluppo Economico, Lavoro e Politiche Sociali. Mentre Matteo Salvini, ora vicepresidente e ministro degli Interni, allora giurava per la “difesa del Made in Italy nel mondo” e su twitter scriveva “Bere italiano, mangiare italiano, comprare italiano. Difendere le nostre imprese significa difendere il lavoro, la salute, le tradizioni”. Impegni ribaditi anche nel “Contratto per il Governo del Cambiamento” firmato da entrambi, dove si definisce “il settore agricolo italiano, uno dei più promettenti dell’economia, da tempo impegnato a sopravvivere nella competizione globale dei mercati. Gli agricoltori si muovono in un sistema governato da politiche di settore ormai quasi di competenza esclusiva della Politica Agricola Comune”. Sostegno all’agricoltura, sviluppo rurale, tutela del paesaggio e sicurezza alimentare erano nel “Contratto” indicate come le misure più urgenti. Ora si dovrà vedere quanto le urgenze individuate dal nuovo Governo verranno incontro alle reali esigenze sentite e necessarie per il settore. 

Dal lato del Paese produttivo, infatti, c’è non poca preoccupazione per questo “nuovo” capitolo governativo. Soprattutto se davvero attueranno le politiche fiscali e di bilancio promesse: cosa succederà se per finanziare il reddito di cittadinanza o la flat tax saranno davvero aumentate Iva e accise? Gli effetti si scaricherebbero su singoli comparti o settori che ne pagheranno le conseguenze in maniera pesante.

Non meno preoccupante è anche la futura gestione della politica estera. “Soprattutto lo scenario internazionale – commenta Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore generale di Federvini – che si va definendo nelle schermaglie tra Unione europea e Stati Uniti: nella lista delle contromisure europee ci sono whisky e bourbon e c’è la concreta possibilità che ciò prima o poi si porti dietro anche il vino. Così come c’è la possibilità che la guerra dell’acciaio si estenda fino alla Cina e quindi di assistere a effetti domino o di contagio internazionale. Certamente dobbiamo difendere gli interessi europei, però rischiamo di giocarci tutto ciò che abbiamo costruito con le nostre esportazioni. Siamo un Paese fortemente vocato all’export e queste tensioni sono guardate con preoccupazione”. Senza contare le ripercussioni sulla stabilità delle valute.

La difesa del Made in Italy

Altro punto è proprio la difesa dei prodotti italiani. “Made in Italy, promozione e turismo: sono parole specifiche presenti nel contratto e in diverse dichiarazione di alcuni protagonisti di governo – sottolinea Cagiano de Azevedo –. Le condividiamo, ne rappresentiamo una voce rilevante, e ci attendiamo un coinvolgimento nelle scelte strategiche, sottolineando in particolare l’esigenza che nella promozione vi sia continuità e non ‘stop & go’, altrimenti si riparte sempre da zero”. Il Made in Italy non deve essere difeso, bensì raccontato con investimenti sulla promozione e sull’accoglienza, facendo sistema con il patrimonio artistico, archeologico, ambientale, turistico e ovviamente agroalimentare. “Questo però vuol dire anche difendere il nostro modo di consumare e la nostra varietà alimentare, smettendola di far dire all’Europa che ci sono i cibi buoni e cibi cattivi. Meglio fare educazione e prevenzione, dimostrando che il Made in Italy è anche una chiave di equilibrio come lo è la Dieta Mediterranea e la nostra abituale attenzione nei consumi”. Proprio qualche giorno fa l’Oms ha presentato il documento che sarà portato all’assemblea dei capi di Stato dell’Onu, il quale sarà chiamato a settembre a discutere di stili di vita, di alcol, di tabacco… “Queste sono le cose su cui come Paese dobbiamo far sentire la nostra voce”. 

Tra le urgenze amministrative per il nuovo inquilino di via XX Settembre, invece, restano quelle del nuovo capitolo Pac e quella ancora aperta dell’Ocm vino. Resta da vedere come verranno formate le squadre operative.

 

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