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Nel periodo 2023-2027 i pagamenti diretti destinati agli agricoltori subiranno cambiamenti significativi. Con l’obbligo della convergenza e il sostegno ridistributivo, si ridurranno le differenze fra titoli e settori. Di conseguenza, i maggiori impatti saranno a carico di quel 7,5% dei titoli che attualmente valgono oltre 300 euro e detengono il 18,5% di tutte le risorse destinate ai pagamenti diretti. 

Si è svolto questa mattina in diretta streaming da Bologna l’evento “Nuova Pac e possibili impatti sull’agricoltura italiana: come i principali cambiamenti normativi si inseriscono nel quadro della struttura produttiva nazionale” organizzato da Nomisma, in collaborazione con Philip Morris Italia e con il contributo scientifico di Food Trend Foundation.

Paolo De Castro, presidente del Comitato Scientifico di Nomisma, ha coordinato i lavori e, in apertura dell’incontro, ha ricordato che “la nuova Pac, grazie alla sua rilevante dotazione finanziaria garantisce una prospettiva di medio periodo per l’agricoltura italiana ed europea. In un momento di profonda incertezza e drastici cambiamenti - dalla pandemia, alla forte spinta inflazionistica delle materie prime - gli agricoltori potranno contare su aiuti diretti e risorse per realizzare gli investimenti necessari lungo un percorso di transizione ecologica e digitale e garantire una offerta di cibo salubre e di qualità”.

Con la presentazione a Bruxelles del Piano Nazionale Strategico lo scorso 31 dicembre 2021, l’Italia ha definito il nuovo sistema dei pagamenti diretti per il 2023-2027, oltre a perfezionare la griglia di interventi dello Sviluppo Rurale. L’incontro è stato perciò l’occasione per fare una riflessione “a caldo” sulle novità che caratterizzeranno l’applicazione della Pac nel nostro paese a partire dal 2023.

Per la prima volta, così come richiesto dal nuovo iter procedurale voluto dalla Commissione Europea, gli Stati membri hanno goduto di alcuni rilevanti gradi di libertà nella definizione delle risorse e nella selezione dei meccanismi di erogazione dei pagamenti diretti. Le principali scelte dell’Italia, maturate nell’ambito di un tavolo di partenariato che ha coinvolto le regioni e le parti economiche e sociali, sono state finalizzate a conseguire due grandi obiettivi: quello di riequilibrio nella distribuzione delle risorse e di rafforzamento dell’architettura verde della Pac.

Riguardo al primo obiettivo, l’Italia ha deciso di mantenere il sistema dei titoli, destinando annualmente al Sostegno di base 1,678 miliardi di euro. Nel loro ricalcolo questo si traduce in una contrazione del 47% rispetto ai 3,168 miliardi di euro erogati a favore di pagamento di base e greening nel 2020.

Diversi gli interventi per ridistribuire le risorse dai titoli più alti a quelli più bassi. Per il valore dei titoli, è stato fissato un tetto massimo di 2.000 euro dal 2023. Contestualmente, prosegue il percorso di convergenza: nel 2026 tutti i titoli raggiungeranno un valore almeno pari all’85% del valore medio nazionale (167,19 euro). I titoli più alti saranno quindi soggetti ad una progressiva riduzione in quattro step, con uno “stop loss” al 30%. Tramite il sostegno ridistributivo circa 349 milioni di euro saranno erogati alle aziende agricole di minori dimensioni (il sostegno è ammesso fino ad un massimo di superficie pari a 14 ettari, per dimensioni aziendali inferiori ai 50 ettari).

Infine viene confermato l’aiuto accoppiato che, con una dotazione di 454 milioni di euro all’anno, interesserà i cereali (frumento duro e riso), alcune colture industriali (barbabietola da zucchero e pomodoro da trasformazione), oleaginose e leguminose (eccetto la soia), gli agrumi e l’olivo, oltre alla zootecnia. Prosegue l’attenzione ai giovani agricoltori, con un intervento sinergico di interventi fra I e II pilastro, e alla gestione del rischio, con il 3% delle risorse dei pagamenti diretti destinate a finanziare come quota a carico dei privati il nuovo Fondo mutualistico nazionale, mentre la parte pubblica resta a carico del budget dello Sviluppo Rurale.

Sul fronte della transizione ecologica, Bruxelles era già intervenuta con una condizionalità rafforzata che ingloba anche obiettivi ambientali e sociali (tutela del lavoro in agricoltura). Su scala nazionale sono stati invece definiti cinque nuovi Eco-schemi, a cui sono destinati circa 874 milioni di euro (25% del budget dei pagamenti diretti) e che opereranno in sinergia con i 26 interventi agro-climatico-ambientali (ACA) dello Sviluppo rurale. Tra questi vale la pena ricordare il pagamento per la riduzione dell’antimicrobico resistenza e il benessere animale destinato alla zootecnia che detiene la quota maggiore delle risorse (43%).

Il Piano strategico nazionale è ora la vaglio della Commissione Europea, per cui è possibile che da qui a giugno il piano si perfezioni con alcune integrazioni e correzioni, frutto del negoziato. Tuttavia la struttura è in gran parte definita e rivela come il nostro Paese abbia deciso da un lato un atterraggio morbido e diluito nel tempo del processo di convergenza dei valori dei titoli e dell’altro di calibrare l’intervento ambientale su alcuni specifici settori, come zootecnia e olivicoltura. In ogni caso gli impatti su alcune porzioni della nostra agricoltura, in particolare quelle aziende con titoli dal valore oggi sopra la media nazionale, non saranno trascurabili.

Inoltre, nella strategia nazionale diventa centrale il tema della gestione dei rischi che, mai come in questa programmazione, conterà su risorse cospicue e strumentazioni nuove. Circa tre miliardi di euro a sostegno degli strumenti di gestione del rischio e la realizzazione del primo fondo mutualistico nazionale a copertura dei rischi catastrofali, la cui frequenza e intensità è aumentata nel corso di questi ulti anni.

Si tratta di direttrici che innovano profondamente l’offerta nazionale di politiche agricole e aprono all’innovazione sia tecnica che organizzativa. In particolare smart farming e strumenti contrattuali risulteranno due tra le principali chiavi di lettura per il futuro dell’agricoltura italiana.

A conclusione del convegno il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, ha ricordato come “Il settore primario, che gioca un ruolo fondamentale nell'economia del nostro paese, può contare in questo momento su importanti risorse e su una maggiore flessibilità a disposizione degli Stati membri. Il Piano strategico nazionale affronta le sfide presenti e future che attendono il comparto. L'obiettivo è arrivare al 2027 con una sempre maggiore sicurezza e qualità alimentare, una più efficiente valorizzazione delle risorse naturali e un riequilibrio del valore, rafforzando la competitività delle nostre filiere”. ​

 

 

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