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Il presidente Lamberto Vallarino Gancia: "I dati illustrano un settore in grado di reagire alla recessione".

15 giugno 2010

Si è svolta oggi a Roma, presso il Casino dell'Aurora Pallavicini di Palazzo Rospigliosi, l’annuale assemblea generale della Federazione di Confindustria dei Produttori Importatori ed Esportatori di Vini Acquaviti Liquori Sciroppi Aceti ed Affini.  Nel corso dell'appuntamento il Presidente Lamberto Vallarino Gancia ha illustrato l’andamento di un 2009 difficile perché influenzato dalla grave recessione economica, che si evince dai dati dell'Osservatorio di mercato sul commercio estero, i dati AC Nielsen 2009 su dimensioni e trend dei mercati e gli elaborati Symphony IRI Group  sulla distribuzione e sul mercato all'ingrosso. Da una prima lettura dei dati  il comparto, pur registrando nel 2009 una flessione del 3,7% delle proprie esportazioni,  mantiene il primato dell’export dell’industria alimentare italiana  nel 2009  sfiorando un valore complessivo di circa  4 miliardi di Euro.
A questo risultato di export si affianca, peraltro, una generalizzata pesantezza del consumo interno, che segna - anche quest’anno - cali diffusi  per tutte le tipologie di prodotto, confermando una tendenza che ha portato il consumo procapite a dimezzarsi nel corso degli ultimi 20 anni.
Al suo secondo anno di mandato, il presidente Gancia ha sottolineato come i risultati ottenuti, in particolare il recepimento del nuovo regolamento OCM, abbiano consentito di contenere gli effetti della recessione con prodotti che si sono inseriti nei modelli di consumo degli italiani, sempre più attenti alla qualità. La campagna di Russia dei vini e mosti italiani. A fronte di un calo generalizzato delle importazioni (in termini di valore -23,3% dei vini e mosti, -16,6% vermouth e altri vini aromatizzati, -5,7% liquori e altre bevande alcoliche, -2,9% acquaviti, -4,8% aceti), l’Italia nel 2009 è stata capace di contenere il calo delle esportazioni in termini di valore, registrando nel caso dei vini e dei mosti una crescita del 9,7% in termini quantitativi. Questi ultimi hanno invaso la Russia registrando nel 2009 una crescita del 114,5 %, come pure uno sfondamento in terra di Francia (+31,9%). Vini frizzanti e liquorosi, non solo Nord Europa. Mentre continua la penetrazione dei mercati UE con una crescita delle esportazioni in ettolitri del 30% nei Paesi Bassi, del 17% Regno Unito, e del 15% Germania, il vino frizzante italiano nel 2009 ha appassionato sempre più i palati dei giapponesi (+82,9%), dei canadesi (+62,6%) e degli australiani (63,4%). Percentuali di crescita che anche il vino liquoroso italiano e altri vini di gradazione compresa tra il 15% e il 22% hanno registrato segnando una crescita dell’82,2% in Canada, del 68,7% in Belgio, del 61,1% in Danimarca e del 28,7% nei Paesi Bassi. Gli scandinavi si innamorano dei vini aromatizzati italiani. Con una crescita delle esportazioni in Svezia più che raddoppiata rispetto al  2008,  ed un aumento di più di un terzo  in Norvegia,  il vino aromatizzato del Bel Paese nel 2009 segna una crescita significativa nei mercati del Nord Europa. Il presidente Gancia ha anche sostenuto che gli effetti della campagna di comunicazione portata avanti in modo collegiale con tutti i soci della Federazione, e volti a divulgare e diffondere la cultura del bere responsabile fra i giovani con la campagna “Stile Mediterraneo”, abbia portato a risultati per certi versi sorprendenti. Alcuni paesi del nord Europa, fra cui l’Inghilterra hanno indicato l’Italia come l’esempio da seguire in termini di prevenzione e di affermazione di una cultura che si dimostra più efficace delle iniziative coercitive e proibizionistiche. A questo riguardo il presidente Gancia, ha anticipato alcuni dei risultati che emergono dalle ricerche che la Federazione commissiona ogni anno ad importanti centri di ricerca, su questa tendenza sempre più marcata che mette a confronto i vari modelli di consumo alcolico. Significativa anche l’analisi sulla distribuzione che conferma un modello di consumo degli italiani orientato al prodotto di qualità anche nella GDO, dove l’acquisto rispetto alla distribuzione tradizionale dei negozi alimentari, micro market etc. cresce di poco .  E’ la ulteriore conferma che gli Italiani scelgono con attenzione e la marca offre loro un punto di riferimento importante come elemento che coniuga il valore del territorio, le caratteristiche intrinseche del prodotto; mentre la sola leva del prezzo è sempre una scelta di breve respiro.

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