Itinerari

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Venerdì, 18 Gennaio 2019

Vulture d'acqua e di vino

di Francesca Liistro

La Basilicata è terra generosa in fatto di vini e nonostante la produzione sia assai frammentaria, molti sono i vini degni di nota e tra questi: l'Aglianico del Vulture. È senza dubbio tra i migliori vini prodotti in regione ed è anche l'unico a fregiarsi dal 1971 del marchio d.o.c. Viene prodotto nella zona del monte Vulture, antichissimo vulcano spento, che per l'origine dei suoi terreni conferisce al vino quelle caratteristiche di gusto così rare e tanto apprezzate. Annoverato tra i migliori vini d'Italia e d'Europa (ha infatti ricevuto molti riconoscimenti in campo internazionale) l'Aglianico del Vulture d.o.c. è prodotto da vitigni introdotti ai tempi della Magna Grecia. Conosciuto e rinomato già ai tempi dell'antica Roma, era in origine denominato "Ellenico" e veniva utilizzato per migliorare il Falerno, vino tanto caro ai Romani e ai poeti dell'antichità. Con il tempo la fama del vino crebbe sino a divenire il vino preferito dai signori del Regno di Napoli. Alla fine del XV sec. il suo nome si trasformò da "Ellenico" in "Aglianico".

Sono circa 5000 gli ettari di terreno agricolo nel Vulture interessati alla coltivazione di uve del vitigno Aglianico, in un territorio che comprende i comuni di Venosa, Acerenza, Atella, Banzi, Barile, Forenza, Ginestra, Genzano di Lucania, Lavello, Maschito, Melfi, Palazzo S. Gervasio, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida.

A pochi passi da Melfi, immersi nel verde lussureggiante dei boschi del monte Vulture, si trovano i laghi di Monticchio. È qui che sgorga un'acqua purissima, arricchita da una naturale effervescenza. Qui hanno sede numerosi stabilimenti di produzione di acqua: Gaudianello, Fonti del Vulture (di proprietà della The Coca-Cola company) e acqua Itala. Ma numerose sono le fontane disseminate nella zona di laghi: da alcune di queste (le più frequentate) potrete attingere acqua dotata di una naturale effervescenza. Lungo le sponde dei uno dei due laghi sorge la bianca Abbazia di San Michele. 

Barile. Il nome del paese deriva probabilmente da barrale o barrelium, dazi imposti anticamente sulle greggi. Barile potrebbe anche essere un riferimento allo stemma che raffigura un barile e un grappolo d'uva, a testimonianza della produzione del vino aglianico. Interessanti sono le cantine scavate nel tufo circa cinque secoli fa e che oggi sono utilizzate per l'invecchiamento del vino. Il patrimonio artistico del paese è costituito dalla Chiesa Madre della Madonna delle Grazie che conserva opere d'arte del XV sec., la chiesa di S. Nicola del 1780 e la Fontana dello Steccato del 1793 su cui figurano immagini aventi funzione di protezione dal malocchio. Nel periodo pasquale la sacra rappresentazione della Via Crucis, con le sue caratteristiche scene e i suoi costumi tipici, arricchisce il patrimonio culturale di Barile conferendogli una forte connotazione folcloristica.

Per info: www.aptbasilicata.it

 

 

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