L'arte del bere

Un panorama a 360° all'insegna del gusto e dello stile mediterraneo

Dieci anni di attività, 21 aziende associate sparse in 16 regioni che generano fatturati per oltre un miliardo e producono 180 milioni di bottiglie, 11mila ettari di superficie vitata e una quota export del 10%. Questa la fotografia di Italia del vino, il network di eccellenze vinicole nazionali che ieri sera a Roma ha festeggiato il primo decennio.

Un’occasione per sancire i traguardi raggiunti - tra l’altro 80 milioni di euro gestiti per la promozione Ocm - e quelli futuri. Che vedono ancora maggiori energie e più intensità d’azione sui mercati di riferimento. “La nostra forza - ha sottolineato il presidente Andrea Sartori, al vertice di Casa Vinicola Sartori - è quella di essere un gruppo molto trasversale, riuniamo aziende di tutte le dimensioni (da veri e propri colossi dell’enologia italiana a cantine di nicchia ndr), siamo un’associazione eterogenea che si muove con incredibile lavoro di squadra e cerca sinergie anche al di fuori del proprio settore, come con il mondo del lusso e della moda, per proporre all’estero tutto il fascino e la magia dell’Italian way of living, uno stile di vita inconfondibile, che si ritrova anche nei nostri vini”.

“Quando siamo nati eravamo in 6 - ha ricordato il past president del Consorzio Ettore Nicoletto, ad del gruppo Santa Margherita - cercavamo una risposta agli squilibri e alle inefficienze di un’attività promozionale poco efficace: miriadi di eventi organizzati da una pluralità di enti, scarsissima capacità di fare rete”. La griglia di selezione, nel trovare compagni di viaggio, è stata stringente: “cercavamo aziende che presentassero una comunanza di obiettivi, avessero un sistema organizzato, sensibilità ai temi della sostenibilità e ovviamente propensione all’export”.

Obiettivo raggiunto verrebbe da dire, perché il Consorzio raggruppa aziende da Nord a Sud, restano per ora non coperte solo Valle d’Aosta, Marche, Lazio e Basilicata.

Le prossime iniziative guardano inevitabilmente alla Cina, “un mercato di tale complessità - rileva Sartori - che non può essere affrontato da soli”. Un’altra scommessa sarà l’enoturismo, anche alla luce della normativa recentemente approvata. “È una straordinaria opportunità di business ancora non sviluppata - nota il presidente - ma è necessario mettere in rete tutti i sistemi, Comuni, Province, Regioni, enti del turismo…”.

Sfruttare appieno le diversità. È una specie di mantra: “abbiamo un grande vantaggio, siamo uniti e siamo diversi uno dall’altro. È una moltiplicazione di valore, la nostra spina dorsale”.

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