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Al mondo sono note almeno 10.000 diverse varietà di viti, coltivate su 8 milioni di ettari, la maggior parte dei quali producono uva da vino mentre una minoranza uva da tavola.

Le evidenze archeologiche mostrano come la domesticazione della vite risalga almeno a 6000-8000 anni fa in una zona tra il mar Caspio e il mar Nero. Fu allora che i primi esemplari di vite selvatica (Vitis vinifera subsp. sylvestris) vennero domesticati, selezionando e coltivando le piante con le caratteristiche dei frutti desiderate. Le migliaia di varietà di vite (Vitis vinifera subsp. vinifera) coltivate oggi sono discendenti da quei primi esemplari e da incroci spontanei successivi sia con varietà selvatiche presenti in vari paesi che con varietà già coltivate. La coltivazione raggiunge 5000 anni fa la valle del Giordano, la mezzaluna fertile e l’Egitto e i paesi europei occidentali circa 2800 anni fa.

Una grande famiglia

Negli ultimi anni le tecniche di analisi genetica sono state applicate con successo alla vite. Abbiamo già raccontato di come in questo modo si sia riusciti a stabilire come lo Chardonnay sia un incrocio tra il Pinot e il Gouais blanc.

A mano a mano che le tecniche di analisi del genoma diventano più veloci, accurate e poco costose, emergono molti dettagli in più sulla storia degli incroci che ha subito la vite dalla domesticazione sino ai giorni nostri.

L’ultimo studio in ordine di tempo, il più vasto sinora in questo campo, è dovuto a Sean Myles e collaboratori che hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Science) un’analisi delle relazioni di parentela tra 1009 esemplari di viti custodite nella collezione dell’USDA, il ministero dell’agricoltura americano (950 vinifera e 59 sylvestris).

Vi ricordate gli studi che hanno dimostrato come lo Zinfandel californiano, il Primitivo di Gioia e il Crljenak kaštekanski croato siano in realtà lo stesso vitigno? L’analisi genetica di Myles delle 950 varietà di vinifera ha mostrato come una larga parte (551, il 58%) siano “copie” di almeno un altro membro della collezione. In altre parole molte varietà in precedenza classificate come diverse in realtà sono geneticamente identiche. La collezione quindi include solo 583 varietà geneticamente diverse. Myles e soci hanno poi stabilito che i tre quarti di queste varietà uniche sono in realtà imparentate con almeno un’altra varietà o con una relazione di padre-figlio oppure di fratellanza.

 

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