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VERONA - «Bene la qualità delle uve e la tenuta dei consumi pro capite interni che, rispettivamente, garantiscono vini all’altezza della tradizione italiana e il presidio del secondo mercato mondiale per il settore. Ma ora l’obiettivo primario è creare un sistema di distribuzione sui mercati esteri per favorire al massimo la conoscenza e penetrazione dei nostri prodotti. In un mondo globale la frammentazione interna delle attività promozionali e le dimensioni medie aziendali non consentono di perdere altro tempo».

E’ il commento di Veronafiere ai dati diffusi da Assoenologi (45.5 milioni di ettolitri prodotti, qualità buona ed export in crescita in valore del 7% dell’imbottigliato) nel giorno di chiusura di Vinitaly Hong Kong, la prima in collaborazione con l’ HK International Wine & Spirits Fair (seguita alle tre tappe di fine ottobre del Vinitaly USA Tour a New York, Philadelphia e Washington), che ha visto un intenso programma di degustazioni e abbinamenti con la cucina italiana alla presenza dei più importanti Masters of Wine asiatici e opinion leader del mercato.

Proprio l’Estremo Oriente, indicato da Assoneologi come uno dei mercati esteri che stanno maggiormente trainando la ripresa dell’export enologico nei primi sette mesi di quest’anno, è dal 1998 oggetto di iniziative di Vinitaly, presente in Cina, Singapore, Corea del Sud e Giappone (la prossima tappa sarà a Tokyo il 10 e 11 dicembre, www.vinitaly.com).

Vinitaly tramite l’accordo con il Trade Development Council di Hong Kong (HKTDC) è diventata la porta di accesso, grazie all’importante collaborazione con Ministero delle politiche agricole, Buonitalia, Ice, Federvini e Unione italiana vini, su un mercato che, dopo la decisione del governo locale di abolire l’imposta sul vino e la birra nel 2008, è cresciuto in un solo anno del 20% per i vini italiani per un controvalore di 12 milioni di dollari.

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