Il settore del whisky francese si prepara a introdurre un’indicazione geografica (IG) nazionale, destinata a definire requisiti comuni di origine e produzione. Dopo cinque anni di confronti tra gli operatori, la domanda per il riconoscimento di “Whisky de France” è stata programmata per il 15 ottobre 2026 presso l’Institut National de l’Origine et de la Qualité (INAO). L’esame è previsto a novembre, mentre la validazione è attesa per febbraio 2027, seguita da un periodo di opposizione di due mesi.
Il disciplinare proposto stabilisce che il whisky debba essere prodotto, fermentato, distillato e invecchiato nella Francia metropolitana. Almeno l’85% dei cereali dovrà essere di origine francese e il 70% della maltazione dovrà avvenire nell’area geografica definita.
Sono previste tre categorie: “Whisky de France”, “Whisky de France Grain” e “Whisky de France Malt”. La gradazione alcolica massima all’uscita dall’alambicco sarà del 93% per la categoria generale e dell’88% per le altre due. La distillazione continua sarà consentita, ma regolamentata.
Particolare attenzione è riservata al finishing, che resterà ammesso a condizione che l’intero whisky trascorra almeno un mese in botti precedentemente utilizzate per il prodotto dichiarato, come Porto, Sauternes o distillati di frutta. Le botti potranno essere riutilizzate al massimo cinque volte dopo il primo impiego.
L’indicazione geografica mira inoltre a limitare l’utilizzo di riferimenti all’origine francese per prodotti importati e sottoposti soltanto a lavorazioni marginali sul territorio nazionale.
Il progetto prevede periodi transitori per le scorte esistenti, generalmente compresi tra tre e cinque anni, con possibili estensioni fino a dieci. Rimane infine da definire il rapporto con le indicazioni geografiche regionali di Bretagna e Alsazia, che non potranno essere utilizzate contemporaneamente a quella nazionale.
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Source: Terre de Vins
