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La Cassazione accoglie l’allarme di Guariniello

Guai in vista per chi produce o vende cibi guasti o adulterati. Una sentenza della Corte di Cassazione ha appena riconfermato la legge del 1962 sugli alimenti, che consentiva ai carabinieri del Nas e ai magistrati di indagare sulla vendita di prodotti alterati. Come nei casi, per esempio, delle mozzarelle blu e del pesce con larve di anisakis. È stato dunque raccolto l’allarme lanciato dal procuratore Guariniello che, la scorsa settimana, aveva sottolineato il rischio che centinaia di processi venissero di fatto cancellati per effetto delle disposizioni «taglialeggi» del ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli. Adesso, grazie alla sentenza di ieri, non ci sono dubbi: «La disciplina in tema di tutela degli alimenti contenuta nella legge numero 283 del 1962 non rientra fra quelle abrogate dalla legge numero 246 del 2005 (la cosiddetta «taglialeggi», ndr) e relativi decreti attuativi». Guariniello non nasconde il suo entusiasmo: «La tutela della salute e dei consumatori è troppo importante e tanti sono, purtroppo, i casi in cui viene messa a rischio da cibi non in regola». La legge permette di perseguire penalmente chi vende alimenti guasti, scaduti o mal conservati. L’orientamento dei tribunali, sulla base della precedente sentenza della Cassazione, era di assolvere gli imputati. Un caso per tutti: il Tribunale di Benevento, a dicembre, si era espresso per un’assoluzione «perché il fatto non è più previsto come reato». Più cauti a Torino, dove sono stati disposti dei rinvii tecnici in attesa che la situazione si chiarisse. E il chiarimento atteso è arrivato con la sentenza terza sezione della Suprema Corte. Le motivazioni, com’è consuetudine, devono ancora essere depositate ma poiché la questione è considerata di grande importanza, la Cassazione ha diramato una «informazione provvisoria» in cui annuncia appunto il senso della decisione.

 

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