“Vino e teatro si sono sempre accompagnati. Basta pensare al mito dionisiaco e alle feste a lui dedicate: il dio del vino era da sempre legato alle origini del teatro e celebrato con cicli di rappresentazioni teatrali nell’antica Grecia. Dioniso e il vino erano spesso protagonisti delle opere di Euripide e Sofocle. Per questo voglio legare nuovamente questi due aspetti”. Michele Placido, attore e regista incontrato a Vinitaly, ha in mente un grande progetto per valorizzare insieme la cultura e i vini pugliesi.

Con un amico d’infanzia ha da poco fondato una cantina nella sua terra d’origine, la Puglia. E più precisamente nel suo paese natale Ascoli Satriano, in provincia di Foggia. “La nostra è sempre stata una terra agricola e così anche la mia famiglia. Ricordo che a 12 anni d’estate andavo con mio fratello a raccogliere il tabacco. Poi sono partito per Roma per fare l’artista, ma ogni anno ritornavo qui. Per la vendemmia o la raccolta delle olive o del grano. Erano appuntamenti a cui non mancavo mai”. Ma il progetto è ben più ampio e si estende oltre la semplice produzione di vino.

Come ha in mente di valorizzare la sua terra attraverso il teatro e il vino?

La Puglia è una regione viva non solo dal punto di vista turistico, ma anche culturale. Ho due progetti in mente: il primo è creare un festival culturale che spazi tra teatro e poesia, tra testi antichi e moderni, abbinato a degustazioni di vino, nell’antico teatro. Il secondo è una scuola di recitazione ispirata all’archeologia per dare una possibilità in più ai giovani della zona. 

Cosa c’entra l’archeologia con questi progetti?

Deve sapere che il mio paese natio, Ascoli Satriano, sorge vicino alle rovine dell’antica città di Herdonia. Da qui, infatti, passava la Via Traiana, ancora visibile a tratti, ed Herdonia è stata una località celebre perché vi furono combattute due importanti battaglie, tra i romani e i cartaginesi di Annibale nel pieno della seconda guerra punica.

E il vino?

Quest’estate proporremo dei vini legati alle poesie e alle rappresentazioni dell’antica Grecia, proprio per ricordare come Herdonia, l’odierna Ordona, è famosa per i reperti archeologici, che però sono abbandonati a loro stessi. La gente ci va a raccogliere la cicoria, senza accorgersi di calpestare il basamento di una posta di cavalli dove si fermavano le legioni romane prima di congiungersi con la via Appia per arrivare a Brindisi. Il mio progetto è per rendere vivo questo territorio, e renderlo di interesse europeo. 

Tra fare vino e fare cinema, cosa sceglie?

Il mio grande amore non è tanto il cinema, quanto la poesia. Accompagno sempre le letture poetiche, che talvolta organizzo, con gruppi musicali per fare in modo che i giovani inizino a scoprire la bellezza del verso poetico. E quando posso le accompagno con il vino: penso che possa essere un buon salvacondotto per farli entrare maggiormente nella bellezza della poesia.

Se pensa al vino, qual è il primo ricordo che le viene in mente?

Mi ricordo che da bambini ci mandavano a prendere il vino “fresco di cantina”. Anzi, mio papà a volte mi mandava a prendere il nonno direttamente in cantina, perché una volta non c’erano i bar, c’erano le cantine. Era il primo dopoguerra.

E tra i vini della Puglia, quale preferisce?

Confiniamo con Molise, Campania e le pendici del Vulture in una zona particolarmente vocata. Il mio preferito è il Nero di Troia, però sono sentimentalmente legato all’Aglianico perché mio nonno era lucano e quando vedo il Vulture ricordo le origini della mia famiglia. Uno dei miei figli si trasferirà qui per continuare la tradizione. Sono orgoglioso di questo territorio e dei figli che tornano indietro per valorizzarlo.

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