Fra tre giorni entreranno in vigore i nuovi dazi Usa sulle importazioni di una serie di prodotti europei a seguito della lunga querelle sugli aiuti ad Airbus. La Wto ha dato ragione all’amministrazione americana dando di fatto via libera all’incremento dei dazi minacciato dal presidente Trump.

Il settore della liquoreria italiana è il secondo più colpito sul totale agroalimentare Made in Italy. Subito dopo il lattiero caseario, con un’incidenza percentuale pari a quasi il 40%.

 Il comparto è costituito in maggioranza da piccole-medie aziende. In Italia sono stimate circa 320 aziende (liquorifici e distillerie – dati ISTAT anno 2017) e tra queste almeno un centinaio sono quelle più a rischio per le conseguenze derivanti dai dazi.

Perché gli Stati Uniti - sottolinea Micaela Pallini, presidente Gruppo Spiriti di Federvini - sono il principale sbocco di mercato per i loro prodotti. Le vendite dei liquori italiani negli USA raggiungono i 163 milioni di dollari (dato delle dogane americane), con una variazione del 13%, e l’Italia è il terzo Paese esportatore dopo Francia e Irlanda. Mediamente il 20-30% del fatturato delle aziende del settore liquori deriva dall’export verso gli Stati Uniti ed in alcuni casi può raggiungere il 50%.

I nuovi dazi rappresentano quindi una micidiale battuta d’arresto per il settore spirits, che nell’ultimo decennio ha dimostrato un andamento molto dinamico e vocato all’export, con una crescita progressiva pari quasi al 45% in valore nell’ultimo anno.

 

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