I dati sulle importazioni di vino italiano in Usa certificano il trend non positivo, che ha condotto ad una flessione per il 2025 di quasi il 12% a valore, con il mercato che si è attestato intorno ai 5,5 miliardi di euro. L'indebolimento del dollaro e l'applicazione dei dazi hanno portato a una situazione complessa, inducendo i produttori a intensificare l'export verso altre destinazioni.
E' quanto emerge dall'ultima rilevazione di Wine Monitor, l'osservatorio di Nomisma, che presenta una fotografia aggiornata sulle vendite verso Cina, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Svizzera e Brasile. L'Italia soffre, in particolare, con l'export in Usa dei rossi Dop toscani e piemontesi che perdono oltre il 7% in valore; fanno eccezione i bianchi siciliani (+12%) e i toscani (+39%), mentre il Prosecco segna +1,3% in volume e -2% in valore.
Per compensare questo calo si intensificano le attività di posizionamento su altri mercati. La Cina tuttavia prosegue nel suo trend negativo: le importazioni totali calano in modo significativo, con il vino italiano che cede oltre il 15% a valore. Anche il Giappone arretra, con acquisti esteri fermi a 1,5 miliardi e una flessione in volumi e valori per le etichette tricolori, nonostante una quota di mercato stabile al 12,5%. La Corea del Sud ha, invece, un andamento doppio. i volumi crescono del 5,3%, ma il valore crolla del 10%, sebbene i rossi veneti Dop riescano a registrare performance positive.
In Europa, il Regno Unito, secondo mercato per l'Italia, segna un calo del 6,3% a valore, mentre la Svizzera tiene a valore (+0,7%), ma vede scendere i volumi e le importazioni del 6%. Unica nota positiva arriva dal Brasile, dove l'import sale in volume (+3,5%) e in valore (+1,9%); un export di Dop che corre grazie ai rossi toscani e ai bianchi veneti, favoriti anche dalle prospettive dell'accordo Ue-Mercosur.
Secondo Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, la turbolenza americana ha costretto i produttori a ridurre i margini per ammortizzare i dazi. Con i mercati tradizionali saturi o in flessione, la nuova frontiera dell'export italiano si sposta ora verso l'Est Europa, come Polonia e Repubblica Ceca e il Sud-Est Asiatico come Vietnam e Tailandia.