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23 Settembre 2026

CSC: il PIl 2026 sorprende al rialzo ma caro energia e inflazione frenano consumi e investimenti.

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di Federvini | in 
 Studi e Ricerche

Come riportato dall’ultima Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria, le previsioni di crescita del PIL hanno subito un miglioramento, passando dal +0,5% indicato ad aprile al +0,8%. A sostenere questo cambiamento sono stati soprattutto i risultati positivi dei primi due trimestri. Nei prossimi mesi, tuttavia, il rincaro dell’energia, l’aumento dell’inflazione e la stretta monetaria potrebbero frenare consumi e investimenti.

A condizionare il quadro è anzitutto la situazione nel Golfo. La quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz continua a limitare le esportazioni di greggio dall’area: nel mese di settembre i transiti delle navi si attestano al 13% dei livelli normali e 17,4 milioni di barili al giorno, su un totale di 20 milioni, non possono essere esportati. Il Brent, il principale prezzo di riferimento del petrolio in Europa, Africa e Medio Oriente, ha così raggiunto i 101 dollari al barile, con un picco di 109 dollari, e rimane esposto a forti oscillazioni legate alle notizie sugli impianti petroliferi della regione.

La tensione si estende anche al mercato del gas. In Europa il prezzo è salito a settembre a 77 euro per megawattora, più del doppio rispetto ai 33 euro di febbraio. Le quotazioni restano lontane dai livelli anomali raggiunti nel 2022, ma sono nettamente superiori ai valori precedenti alla crisi: nel 2019 il gas costava 14 euro per megawattora (MWh).

Il rincaro dell’energia si riflette sull’andamento dei prezzi al consumo. Ad agosto l’inflazione italiana ha raggiunto il 3,3% annuo, il livello più alto dall’inizio del 2026, quando si attestava all’1%. L’accelerazione è dovuta soprattutto ai prodotti energetici e, in particolare, ai carburanti, i cui prezzi sono aumentati del 17,1%, dopo il -6,2% registrato in precedenza. L’inflazione al netto di energia e alimentari rimane invece stabile all’1,8%. Nei prossimi mesi, tuttavia, l’aumento dei costi, compresi quelli di trasporto, potrebbe trasferirsi anche sui prezzi di altri beni.

La risposta delle banche centrali passa attraverso un nuovo rialzo dei tassi. A settembre la BCE li ha aumentati di un quarto di punto, portandoli al 2,50%, dopo il primo intervento di giugno. La decisione riflette il timore che l’inflazione nell’Eurozona possa rimanere a lungo sopra il 2%. I mercati si attendono ulteriori aumenti tra la fine dell’anno e il prossimo, per complessivi 1,25 punti. Anche la Federal Reserve ha avviato una nuova fase di rialzi, portando i tassi al 3,75-4,00% dopo la stabilità mantenuta da gennaio.

Per l’economia italiana, il maggiore costo del denaro si aggiunge alla progressiva conclusione della spinta del PNRR. Nel secondo trimestre gli investimenti sono cresciuti dello 0,3%, sostenuti dal Piano, che ha contribuito in particolare all’aumento del 7,4% degli investimenti in fabbricati non residenziali. Le indicazioni restano positive per il terzo trimestre, anche grazie al miglioramento, registrato ad agosto, della fiducia delle imprese dei beni strumentali e delle costruzioni. Nel quarto trimestre, invece, la conclusione del PNRR dovrebbe pesare sull’andamento degli investimenti.

Più contrastanti i segnali provenienti dai consumi. Nel mese di luglio le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,5% in volume, con una flessione che ha interessato sia gli alimentari sia gli altri beni. Ad agosto sono diminuite ancora le immatricolazioni di automobili, mentre è migliorata la fiducia dei consumatori. Quella delle imprese del commercio è rimasta stabile, nonostante un peggioramento dei giudizi sulle vendite.

L’industria, per il momento, mostra segnali di resilienza. A luglio la produzione è aumentata dello 0,7%, trainata dai beni di consumo, in crescita del 2,1%. L’andamento dei singoli settori resta però disomogeneo. L’auto recupera l’8,8% e crescono anche gli altri mezzi di trasporto e il comparto dei computer e dell’elettronica. Arretrano invece mobili, tessile-abbigliamento-pelli e chimica. Un segnale meno favorevole arriva dalle PMI, sceso ad agosto a 49,6, al di sotto della soglia neutrale.

L’export continua invece a fornire un contributo positivo. A luglio le vendite verso l’estero sono aumentate dell’1,4% rispetto alla media del secondo trimestre, a prezzi correnti. La crescita delle esportazioni verso i Paesi extra-UE, pari al 4,6%, ha più che compensato il calo dell’1,6% di quelle dirette all’interno dell’Unione. Tra le destinazioni spiccano la Svizzera, con un aumento del 39,6% rispetto a luglio 2025, la Cina, con il 27,6%, e l’Africa Settentrionale, con il 32,2%.

Anche il turismo beneficia della domanda estera. A luglio le presenze in Italia sono aumentate del 3,5% su base annua, grazie alla crescita del 7,3% dei turisti stranieri e a una permanenza media più lunga di 0,3 giorni. Nello stesso periodo, i flussi degli italiani all’interno del Paese sono diminuiti dell’1,3%. Il dato di agosto potrebbe risentire maggiormente delle temperature record registrate in Italia.

Per quanto riguarda mercato del lavoro, invece, la crescita dell’occupazione ha subito una battuta del’arresto. Tra aprile e luglio il numero degli occupati è rimasto pressoché invariato, con appena 7mila unità in più, mentre le persone in cerca di lavoro sono aumentate di 72mila. Se questa dinamica dovesse proseguire nei prossimi mesi, potrebbe tradursi in un aumento significativo del tasso di disoccupazione.

Il quadro internazionale resta eterogeneo. Nell’Eurozona, a luglio, la produzione industriale è cresciuta dello 0,6% in Spagna, mentre è diminuita dell’1,5% in Germania e, in misura più contenuta, in Francia. Ad agosto il PMI è salito a 54,3 in Germania e a 51,1 in Francia, mentre in Spagna è sceso appena sotto la soglia neutrale. Nei servizi si è invece arrestato il rimbalzo seguito alla flessione del periodo successivo alla guerra; soltanto la Spagna rimane in territorio espansivo, con un indice a 57,8.

Negli Stati Uniti la produzione industriale ha iniziato il terzo trimestre in rallentamento, con una crescita acquisita dello 0,4%, dopo il +1,1% del secondo trimestre. Gli indici PMI e ISM continuano comunque a indicare un profilo espansivo. Ad agosto sono stati creati 162mila posti di lavoro, nuovamente sopra la soglia dei 150mila, mentre durante l’estate ha perso slancio la dinamica dei salari orari.

In Cina, infine, l’attività continua a essere sostenuta soprattutto dalla domanda estera. Ad agosto la produzione industriale è cresciuta del 5,2% su base annua, dal precedente 4,5%, mentre il PMI è salito da 50,9 a 51,5 grazie al rafforzamento dei nuovi ordini. L’export, trainato dall’alta tecnologia e dai semiconduttori, è aumentato del 25%. Rimane invece debole la domanda interna: le vendite al dettaglio crescono dello 0,4%, mentre gli investimenti diminuiscono del 7,2% nei primi otto mesi dell’anno, risentendo della debolezza dell’immobiliare e delle infrastrutture e del riequilibrio nei settori caratterizzati da un eccesso di offerta.

Nel complesso, il quadro combina una crescita italiana superiore alle attese formulate in primavera con prospettive più deboli per la parte finale dell’anno. I risultati dei primi due trimestri e il contributo del PNRR hanno sostenuto la revisione al rialzo del PIL. Con l’esaurirsi della spinta del Piano, il rincaro dell’energia, l’aumento dell’inflazione e la stretta sui tassi diventano i principali fattori di rallentamento per i prossimi mesi. 

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Photo Credit: Magnific

Fonte: Centro Studi Confindustria

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